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Letta: chiarezza o tutti a casa. E intanto aumenta l’Iva

In attesa del chiarimento con i Ribelli del Pdl bloccata ogni azione di governo. Lupi: «Il Premier si è rifiutato di discutere il rinvio del rincaro dell’imposta sul valore aggiunto». Il primo ottobre salirà dal 21 al 22%

«Dinanzi a noi c'è la necessità di un confronto il più duro e netto possibile. Non sono disponibile ad andare oltre senza questo passaggio di chiarezza». Sono le parole che Enrico Letta mette nero su bianco nel comunicato finale del Consiglio dei ministri. «Un'efficace azione di governo - sono ancora le parole del presidente del Consiglio - è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo». Quindi, «o si rilancia, e si pongono al primo posto il Paese e gli interessi dei cittadini, o - avverte Letta - si chiude questa esperienza». Il Consiglio dei ministri ha autorizzato il premier a mettere la fiducia su un discorso programmatico, da pronunciare sia alla Camera sia al Senato. «In attesa del chiarimento si è reputato inevitabile il blocco di ogni decisione governativa su temi, anche rilevanti, di natura fiscale ed economica. La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento». Lo ha comunicato il presidente del Consiglio Enrico Letta durante la riunione del Consiglio dei ministri. «Il presidente Letta ha aperto una discussione, è stato un confronto serio ma si è preso la responsabilità di non discutere del rinvio dell'aumento dell'Iva», ha affermato il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Appare quindi inevitabile un aumento dell'Iva da martedì. Non ci sara' quindi nessun congelamento fino a gennaio. Il decreto con lo stop alla stretta non è stato nemmeno esaminato dal Consiglio dei ministri. Il premier, Enrico Letta, è stato chiaro: non e' possibile esaminare alcun provvedimento economico senza prima un chiarimento definitivo. Chiarimento che dovrà arrivare in Parlamento, tra lunedì e martedì, e comunque anche qualora l'esito fosse positivo non ci sarebbero i margini necessari per convocare una nuova riunione del Consiglio dei ministri in tempo utile per congelare l'aumento delle aliquote dal 21 al 22%, previsto dal primo ottobre. «In questa condizione non e' possibile evitarlo. L'aumento Iva ci sarà», ha detto chiaro e tondo il ministro Graziano Delrio lasciando Palazzo Chigi. La copertura del rinvio dell'aumento dell'Iva, in base alla bozza del decreto circolata prima del Cdm, doveva essere assicurata da un incremento delle accise sui carburanti fino a 2,5 centesimi al litro e da un aumento degli acconti Ires e Irap. Rinviata, in attesa del chiarimento, la 'manovrina' con il rientro del deficit dal 3,1 al 3% per rispettare gli impegni con l'Europa, il rifinanziamento delle missioni internazionali e della cig in deroga. La bozza del decreto prevedeva, a copertura della correzione, tagli alla spesa dei ministeri a esclusione del dicastero dell'Istruzione e dell'Università e dei fondi da destinare all'Expo e un'accelerazione alle dismissioni degli immmobili pubblici. Il dl destinava inoltre 330 milioni per rifinanziare la cig in deroga per il 2013, 35 milioni alla carta acquisti per l'anno in corso e prevedeva un aumento di 20 milioni del fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Tra le misure figuravano inoltre garanzie dello Stato per gestire i rischi derivanti dalle operazioni in strumenti derivati. A Consiglio dei ministri ormai terminato, gli esponenti di governo in quota Pdl sono ancora nella sala in cui si è svolta la riunione, attaccati ai cellulari in quello che, a chi assiste alla scena, appare in tutto e per tutto un post-vertice Pdl, dopo quello che si è tenuto a palazzo Grazioli, nelle ore precedenti la riunione dell'esecutivo. Resta dunque alta la tensione nella maggioranza di governo al termine di una giornata in cui la tenuta delle larghe intese è stata messa a dura prova dal fuoco incrociato di Pd e Pdl, con il premier Enrico Letta salito al Colle per valutare le strade percorribili con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Un incontro, quello con il presidente della Repubblica, preceduto da molti faccia a faccia: prima con il vicepremier Angelino Alfano, poi con il segretario del Pd, Guglielmo Epifani. E, ancora, una telefonata con il leader di Scelta Civica, Mario Monti, e conversazioni a Palazzo Chigi con Gianni Letta e i ministri del Pd.

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