Le tensioni politiche possono frenare la ripresa in Italia. L’allarme è contenuto nel Rapporto del Fondo monetario internazionale, secondo cui gli attriti tra i partner della coalizione che sostiene il Governo Letta «sono evidenti e rappresentano un rischio chiave per le prospettive economiche». E a misurare la febbre di queste ore ci pensa lo spread tra Btp e Bund decennali tedeschi che non solo chiude la giornata a 265 punti, ben 15 sopra il livello di ieri, ma vede anche i Bonos spagnoli superare i titoli italiani con un differenziale di 263 punti. Numeri che confermano l’analisi dei tecnici di Washington per i quali se il governo dovesse cadere «l’impatto sulla stabilità del debito e la perdita di fiducia sul mercato potrebbe essere significativa e spingere l’Italia su un cattivo equilibrio e verso un protratto periodo di scarsa crescita». Ma a testimoniare le difficoltà dell’economia italiana ci sono anche altri numeri. Il Pil, stima l’Fmi, si contrarrà dell’1,8% quest’anno per poi tornare a crescere dello 0,7% il prossimo. Un andamento di poco peggiore rispetto al -1,7% e al +1% previsto dal governo rispettivamente per 2013 e 2014. «Dopo due anni di recessione», si legge nel Rapporto, «l’economia sta mostrando segni di stabilizzazione, ma continua a dover affrontare forti venti contrari a causa della ristrettezza del credito. Una modesta ripresa è attesa arrivare alla fine di quest'anno, guidata dalle esportazioni». Ma non è solo il Fmi a essere preoccupato per le fibrillazioni nella maggioranza di governo. Un allarme viene lanciato anche dai vescovi: «Bisogna evitare inutili divisioni per non perdere il treno della ripresa» spiega il segretario della Cei, Mariano Crociata. Su tutti i comportamenti, comunque, ha ricordato citando le parole del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, «ci sarà il giudizio della storia». Guardano con preoccupazione allo sviluppo degli eventi politici anche i rapprensentanti del mondo dell’industria: «Con tutti i sacrifici che hanno fatto gli italiani in questi ultimi due, tre anni in termini di tasse e di tutto... oggi mettere a repentaglio questi sforzi mi sembra folle» spiega il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Mentre il portavoce della Commissione Europea Olivier Bailly fa sapere che l’Ue non interverrà nelle questioni di politica interna italiane ma «ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità» perché «la stabilità politica è importante per la stabilita' finanziaria».
I poteri forti in soccorso del governo «Ripresa a rischio con l’instabilità»
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