Non c’è niente di più nuovo di quanto sia stato già fatto nel passato. Così la novità della manovrina che oggi arriva al Consiglio dei ministri potrebbe essere la solita medicina propinata agli italiani a partire dalla fine degli anni 70 e reiterta fino ai primi anni del terzo millennio: il rincaro della benzina. Classico e sempre efficace. Ma anche la misura più odiata dagli automobilisti chiamati a versare un obolo per sanare i deficit fatti da altri. Certo l’effetto è meno dirompente rispetto al passato. Si va sempre di meno in auto, causa crisi, e la domanda di benzina continua a essere calante ormai da qualche anno. Nuovi rincari alla pompa non potranno certo rilanciare la vendita di nuove auto e probabilmente consiglieranno più d’uno a lasciare la vettura in garage. Ma tant’è. Non c’era altro modo per recuperara la cassa che nei conti dello Stato è oggi la grande assente. Per rendere più dolce la pillola, comunque, la manovra si è arricchita del diminutivo. Si chiama «manovrina» e sarà di circa 3,5 miliardi con lo stop all’aumento dell’Iva (1 miliardo), la correzione di rientro del deficit (1,6 miliardi ), il rifinanziamento delle missioni all’estero (3-400 milioni) e della cig in deroga (circa 500 milioni). La riunione dovrebbe essere convocata nel pomeriggi e secondo fonti ben informate, potrebbe trattarsi di un unico provvedimento. Per coprire lo stop dell’aumento dell'aliquota Iva (si tratterebbe di rinviare di 3 mesi, da ottobre a gennaio 2014 la stretta e affidare alla legge di stabilità una revisione organica delle aliquote che potrebbe scattare il prossimo anno) si punta sugli aumenti delle accise sui carburanti, una strada che appare ormai obbligata, ma si sta rivalutando anche l’ipotesi inizialmente scartata: aumentare gli acconti Ires, Irpef e Irap, sfruttando così in pieno la clausola di salvaguardia prevista dal decreto che ha cancellato la prima rata Imu su prime case, fabbricati rurali e terreni agricoli. Si ricorrerà anche a una nuova manciata di tagli alla spesa dei ministeri. La partita è ancora aperta e non è escluso che stamattina le ipotesi di lavoro siano differenti. Sul tavolo, oltre allo stop all’aumento Iva c’è la correzione da 1,6 miliardi per ridurre il rapporto deficit/Pil al 3% dal 3,1% tendenziale, nel rispetto degli impegni con l’Europa. La copertura potrebbe arrivare da una tranche immediata di dismissioni di immobili per circa un miliardo e dai tagli di spesa. Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha auspicato di procedere con «qualche privatizzazione di immobili entro la fine dell'anno».
Manovrina «vecchio stile» Niente Iva. Benzina più cara
La novità della manovrina che oggi arriva al Consiglio dei ministri potrebbe essere la solita medicina propinata agli italiani a partire dalla fine degli anni '70