Politica

In FI è rissa continua per una poltrona

Tutti contro tutti per entrare nella direzione del partito. E cresce la voglia di scissione

A un passo dall’esplosione. La richiesta arrivata da Berlusconi di dimissioni di massa e la lotta per entrare nel vertice di comando che dovrà governare Forza Italia sta portando il partito del Cavaliere a franare su se stesso, dilaniato da una guerra senza precedenti. Falchi e colombe, che si fronteggiano da mesi, sono ormai arrivati allo scontro finale, a una rissa generale che non ha precedenti. Gli ultimi giorni sono stati scanditi da una serie di lotte personali. Martedì sera, nel vertice a palazzo Grazioli con Berlusconi, Renato Brunetta e Denis Verdini hanno avuto un faccia a faccia durissimo, arrivando quasi alle mani. Placati solo dall’intervento del Cavaliere. Motivo della rissa l’elezione di Simone Baldelli a vicepresidente della Camera al posto di Daniela Santanché. Un «cambio» in corsa fortemente voluto proprio dal capogruppo a Montecitorio che però il coordinatore del partito non ha gradito affatto. Così mercoledì l’ultima mediazione era arrivata a ipotizzare una cabina di regia formata da una decina di persone: i due presidenti dei gruppi parlamentari, poi Denis Verdini, Daniela Santanché, Sandro Bondi, Rocco Crimi, Angelino Alfano, Ignazio Abrignani, Barbara Saltamartini, Annagrazia Calabria e Marcello Fiori, uomo di Bertolaso. Tutto risolto? Neppure per sogno perché un «direttorio» così allargato non è piaciuto a tutti e così si è tornati all’ipotesi di restringerlo a sole cinque persone: Brunetta, Schifani, Crimi, Verdini e Alfano. Escludendo però Daniela Santanché alla quale invece Berlusconi vorrebbe dare un ruolo all’interno del partito. Una situazione di altissima tensione che potrebbe provocare una scissione. Nei corridoi di Montecitorio e di palazzo Madama c’è chi ormai parla di arrivare alla creazione di un nuovo gruppo, sganciato da Forza Italia e pronto a sostenere il governo nel caso si precipiti verso la crisi. Ipotesi di cui nessuno vuol parlare ufficialmente ma che è il filo conduttore di decine di incontri nelle ultime settimane. L’elemento che può accelerare il progetto è stata proprio la richiesta delle dimissioni. Tutti i deputati ieri hanno obbedito, consegnando a Renato Brunetta la lettera nella quale annunciano la loro decisione. Al Senato sono stati 87 su 91 (compreso Domenico Scilipoti) ma nessuno ha dubbi sul fatto che firmeranno anche i quattro assenti. Ma da qui alle dimissioni ufficiali la strada è tanta. «Queste le abbiamo presentate come atto di lealtà nei confronti Berlusconi – ragiona un deputato del Pdl – Ma ricordiamoci che possono essere ritirate cinque minuti prima dell’esame in aula. E credo che ci sarà più di qualcuno che alla fine farà un passo indietro». Una scelta che porterebbe poi alla creazione di un gruppo – una decina di senatori e una ventina di deputati – che basterebbe per dare vita a un Letta-bis. Con l’obiettivo però, a lungo termine, di creare un nuovo centrodestra, ovviamente svincolato da Berlusconi. «Al quale dobbiamo tanto – spiega ancora un parlamentare – ma adesso è arrivato il momento di voltare pagina». Lo zoccolo duro del nuovo gruppo potrebbe essere quello degli ex An – probabilmente non tutti ma forse una buona parte – ai quali poi, raccontano le voci di dentro del partito, si aggiungerebbero anche alcuni pezzi di Forza Italia. Solo a palazzo Madama i senatori che arrivano da quello che fu il partito fondato da Gianfranco Fini a Fiuggi sono poco meno di una decina, otto in tutto.

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