Politica

Dietrofront del governo: teniamoci Telecom

In pista il cambio delle norme per obbligare Telefonica a lanciare l’Opa Oggi al Cdm il decreto che considera la rete strategica per la nazione

Dopo il primo momento di stordimento per il blitz di Telefonica che si è accaparrata la holding Telco prendendo di fatto il controllo di Telecom Italia, la politica prende le contromisure. In primis con un possibile cambio della legge che regola l’Opa, l’offerta pubblica di acquisto di tutte le azioni di una quotata in Borsa quando si supera il 30% del capitale in mano a un unico socio. L’intenzione del governo sarebbe quella di abbassare la soglia per far scattare l’Opa. In questo modo lo sforzo finanziario per Telefonica sarebbe così grande da spingerla al ripensamento. Il secondo muro che l’esecutivo vuole alzare riguarda l’inserimente delle rete tra gli asset strategici per l’interesse nazionale. Una spinta per questo sarebbe arrivata dall’informativa che il Dis (il Dipartimento di sicurezza) avrebbe inviato al Copasir. L’intelligence avrebbe segnalato che «siste una «ragionevole ipotesi di allarme» per la tutela della sicurezza delle infrastrutture critiche, a partire da quelle delle comunicazioni. Questo è segnalato nell’informativa urgente che il direttore del Dis, Giampiero Massolo, ha inviato al Copasir in merito alle possibili criticità dell'affare Telecom. Nelle pagine del documento del Comparto Intelligence, riferiscono fonti qualificate di Palazzo San Macuto, verrebbe anche sottolineato come sia molto più agevole interfacciarsi con strutture nazionali per attuare i controlli necessari alla sicurezza. L’informativa del Dis, allo studio dei componenti del Comitato di palazzo San Macuto, confermerebbe quanto evidenziato in questi giorni dal presidente del Comitato, Giacomo Stucchi, e dal vice presidente, Giuseppe Esposito, riguardo alla necessità che venga garantita la sicurezza nazionale della rete, trattandosi di un’infrastruttura strategica per il paese. Sulla base di questo assunto al Consigli dei ministri di oggi, se la situazione politica lo consentirà, dovrebbe essere approvato un Decreto che introduce l’atteso regolamento sulla «golden share» (il potere dicontrollo sulle aziende che gestiscono asset con rilevanza strategica), estendendone l’efficacia anche al settore delle tlc. La bozza del provvedimento pronta per l’esame del Cdm chiarisce quali potranno essere i confini dell’applicazione della golden share. Vengono inclusi «gli attivi di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni» individuati «nelle reti e negli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale» Tlc, ma non solo. Perché la golden share sarà utilizzabile anche nelle infrastrutture strategiche del settore dell’energia e di quello dei trasporti. E anche l’esclusione delle operazioni infragruppo, prevista dallo stesso regolamento, viene superata «in presenza di elementi informativi circa la minaccia di un grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti». La seconda leva per sterilizzare gli accordi presi tra la Telco e la Telefonica è la riscrittura delle regole per l’Opa obbligatoria. A parlarne sono stati prima il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, e poi il sottosegretario al Mef, Alberto Giorgetti, in audizione al Senato. Il primo ha fotografato la situazione attuale, che esclude un obbligo di opa per Telefonica, il secondo ha prospettato i possibili rimedi. Nell'ottica di «confermare un regime a soglia predeterminata» per il lancio di un'Opa, è allo studio del Governo una modifica che consentirebbe alle società di «definire per via statutaria» una soglia inferiore a quella prevista per legge, ha spiegato Giorgetti. A livello normativo, e in questo si concretizzerebbe l'intervento del governo, «potrebbe essere determinata una soglia minima». Per intervenire, ha puntualizzato poco prima Vegas, c'è «una finestra di opportunità da qui al 31 dicembre», spiegando che «il legislatore è sovrano e si può riappropriare della materia». Nella sua relazione di fronte alle commissioni Lavori pubblici e Industria del Senato, il presidente della Consob ha rilevato che «solo dal 1 gennaio 2014» Telefonica acquisirà il diritto di voto in Telco e quindi «il controllo di diritto della società». Allo stato attuale, comunque, non c’è obbligo di Opa da parte di Telefonica su Telecom Italia. In un’operazione come quella su Telecom, in cui oggetto dell'acquisto è una partecipazione in una società non quotata (Telco) che detiene una partecipazione di rilievo in una società quotata (Telecom) che costituisce parte prevalente del suo patrimonio, ha evidenziato vegas, «perchè ci sia obbligo di Opa devono verificarsi due condizioni: che l'operazione comporti l'acquisizione del controllo di Telco da parte di Telefonica; che Telco detenga più del 30% di Telecom». E nessuna delle due condizioni si verifica in questo caso.

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