Politica

«Ve lo dico io che so tutto dell’azienda C’è il rischio per la sicurezza dello Stato»

Maurizio Gallom.gallo@iltempo.itLa cessione di Telecom agli spagnoli lo sorprende. La considera «un pericolo intrinseco», anche se stigmatizza i timori del presidente del Copasir Stucchi: «Il...

La cessione di Telecom agli spagnoli lo sorprende. La considera «un pericolo intrinseco», anche se stigmatizza i timori del presidente del Copasir Stucchi: «Il Copasir è lì appunto per vigilare...», sottolinea con tono sarcastico Giuliano Tavaroli. L’ex brigadiere dell’Anticrimine ed ex responsabile della sicurezza Pirelli e Telecom parla volentieri del riassetto della società di Tlc. Si intuisce senza difficoltà che la «materia» lo appassiona. Lei sa bene quanto è importante una società come Telecom per il Paese. «Infatti, è importante per la sicurezza del Paese perché ha il ruolo di collegare tutti i centri decisionali. Rappresenta una leva anche in politica, in economia. Esprime la sovranità nazionale nel mondo delle telecomunicazioni e ci connette con il resto del mondo come Alitalia ci collega fisicamente. È un’attività strategica per l’Italia». La cessione è un segnale negativo? «Sorprende che Telecom possa passare di mano, anche se è legittimo perché il nostro Paese ormai dovrebbe essere l’Europa. Sulle telecomunicazioni io sono per la sovranità nazionale. Compito della politica dovrebbe essere mantenere in Italia questa risorsa nevralgica. Almeno in attesa che l’Europa diventi davvero una cosa sola». Il presidente del Copasir Giacomo Stucchi paventa rischi per la sicurezza nazionale. Condivide questo timore? «Il pericolo c’è. È intrinseco, perché parliamo di un’infrastruttura strategica, come le ho detto. Ma il Copasir è lì apposta per vigilare. Però le posso dire una cosa...?». Dica. «Qui parliamo della Spagna. Se l’avesse presa la Cina, sarebbe un altro discorso. Sebbene Telecom Italia già impieghi apparati di Tlc cinesi, come il Huawei, che non è stato ammesso in India ed è stato vietato negli Usa dal Congresso». Quindi? «Quindi mi fa specie che Stucchi dica questo quando noi usiamo apparecchiature di rete che in altre Nazioni sono considerate non affidabili. Come al solito, affrontiamo il problema con isterismo. E poi, anche se la Telco è l’azionista di riferimento della Telecom, dire che la proprietà della rete è italiana non è del tutto vero, perché le azioni sono disponibili in borsa». Che cosa avrebbe consigliato? «Perché non fare un’offerta pubblica di acquisto? Avrebbe forse potuto interessare un pool di investitori italiani e si sarebbe potuto completare il fondamentale progetto di scorporo della rete con una cessione pro-quote dei debiti». Lo dice anche perché Telecom per lei è stata un po’ come una grande famiglia? «Per me è stata un’importante esperienza professionale. Ma consideravo positivo il piano di Tronchetti Provera per fare di Telecom il motore di sviluppo tecnologico del Paese con l’evoluzione della banda larga». Insomma, la cessione è un danno per l’Italia? «La mia domanda è: abbiamo rinunciato alla chimica e all’informatica, vogliamo assumere un ruolo marginale anche nelle telcomunicazioni?».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.