Politica

Telecom a cinque stelle La giravolta di Grillo

Nel 2010 diceva: «Vendete a Telefonica» Oggi vuole bloccare la cessione

A tutti può capitare di cambiare idea nella vita. Figurarsi a Beppe Grillo. Certo, da chi passa il tempo a fustigare gli altri, forse, sarebbe lecito aspettarsi un po’ più di coerenza. Ma nessuno è perfetto. Così basta fare un piccolo passo indietro nel tempo per scoprire che anche il comico genovese ha i suoi «altarini». L’anno è il 2006. E Grillo lancia una delle sue tante iniziative. Il nome è «Opa alla genovese». L’idea è semplice: da «piccolo azionista» Telecom chiede agli altri di delegargli la rappresentanza in assemblea. Lo scopo è raggiungere una percentuale di azioni tale da riuscire a sfiduciare i membri del Consiglio di amministrazione. Il 16 aprile 2007 Beppe prende la parola durante l’assemblea. Attacca i manager accusandoli di «manifesta incapacità» e ne chiede le dimissioni. Quindi spiega che la burocrazia gli impedisce di rappresentare formalmente la totalità dei piccoli azionisti che gli hanno delegato il loro potere di voto, ma promette che all’assemblea successiva la cosa non si ripeterà. In realtà Grillo non riuscirà mai a far decadere il Consiglio. Ma il 29 aprile del 2010 tornerà a parlare davanti alla platea dei soci. Ed esordirà con una frase ad effetto: «Sono venuto a celebrare i funerali di Telecom Italia. La ex prima azienda del Paese è finita, ogni anno, da 10 anni, diventa più piccola, più marginale nel contesto internazionale». Se questa è la premessa la conclusione è quasi scontata: «Cari Bernabè e Galateri, vendete quello che è rimasto a Telefonica, restituite la dorsale allo Stato e dopo andate a casa, insieme al consiglio di amministrazione, prima del fallimento». Tre anni dopo si arriva al 24 settembre. Tante cose sono cambiate. Grillo è diventato a tutti gli effetti, pur non eletto, il leader del secondo «partito» italiano. Ma Telecom è ancora una volta al centro del dibattito politico. E il comico sembra aver cambiato idea. Infatti scrive sul proprio blog: «L’Italia perde un altro pezzo, Telecom Italia. Le telecomunicazioni diventando spagnole. Un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo». «Il danno che deriva all’Italia dalla perdita di Telecom Italia - conclude - è immenso. Il governo deve intervenire per bloccare la vendita a Telefonica con l’acquisto della sua quota, è sufficiente dirottare parte dei miliardi di euro destinati alla Tav in Val di Susa». Il blog è lo stesso dove sono disponibili immagini e stralci dell’intervento del 2010. La rete non mente. Grillo dovrebbe saperlo bene.

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