Candidandosi con il Popolo delle Libertà prima ed essendo stato eletto senatore poi, Augusto Minzolini ha perso la sua «aurea» di imparzialità e per questo non può tornare a firmare il telegiornale di Rai Uno. In compenso ha diritto alla restituzione dei 65.547,43 euro che aveva anticipato alla Rai in attesa che venisse scagionato dall’accusa di aver utilizzato la carta di credito aziendale per spese personali o comunque non pertinenti al servizio. Il giudice del lavoro del Tribunale ordinario di Roma ha rigettato la parte del ricorso in cui l’ex direttore del Tg1 chiedeva all’azienda di viale Mazzini di essere reintegrato al suo posto, dal quale era stato rimosso il 13 dicembre del 2011, sette giorni dopo il rinvio a giudizio per peculato. Il processo davanti alla sesta sezione penale si è concluso il 14 febbraio scorso con una sentenza di assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Ma alla Rai non è bastato per rimettere Minzolini alla guida del telegiornale della rete ammiraglia: la giustificazione data al giornalista è che tale incarico risulterebbe incompatibile con lo status di parlamentare. Il giudice del lavoro non ha censurato la decisione dell’azienda televisiva «alla luce dell’incompatibilità sancita dal codice etico Rai e da elementari canoni di buon senso». «Appare evidente l’inopportunità tra il ruolo di direttore del telegiornale e l’accettazione di una candidatura politica prima e la nomina a parlamentare poi - si legge nella sentenza - Tale situazione, infatti, presuppone la piena adesione del giornalista a un partito politico che rende certamente non opportuno l’affidamento di un ruolo di direzione del telegiornale che, essendo edito dalla televisione pubblica, deve caratterizzarsi per l’assoluta imparzialità dell’informazione». «È un’ipocrisia credere che esista un'informazione imparziale - si schermisce il senatore Minzolini - Non esisterebbero tre diversi telegiornali. Il servizio pubblico deve assicurare il pluralismo delle voci. Non capisco perché siano stati utilizzati due pesi e due misure tra me e Michele Santoro. L’azienda non condivideva la sua linea editoriale, gli ha tolto la conduzione di un programma su Rai 2 e lui per rendere più eclatante la sua protesta ha deciso di candidarsi come europarlamentare nella lista Uniti nell’Ulivo. La stessa cosa ho fatto io: mi sono candidato con il Pdl per enfatizzare la porcata che avevo subito. Perché Santoro è stato reintegrato al suo posto e io no? Tra l’altro io sono stato accusato ingiustamente di un comportamento illegale, il che mi darebbe ancora più diritto a un risarcimento». A parte i 65.547,43 euro che la Rai è stata condannata a restituire a Minzolini («in quanto aveva diritto al rimborso delle spese fatte con la carta di credito, da lui correttamente giustificate»), il giudice della seconda sezione lavoro del Tribunale di Roma non gli ha riconosciuto né il diritto a percepire l’indennità di funzione relativa alla mansione di direttore, pari a 38 mila euro annui, né tantomeno il risarcimento per i danni all’immagine e alla professionalità, calcolati dai legali del senatore Pdl in una somma complessiva di 2 milioni di euro. Ma più che i soldi, ciò a cui tiene di più l’ex direttore del Tg1 è riavere il suo posto: «L’elemento risarcitorio più grande per la mia immagine è essere rimesso lì. Ne avevo diritto dopo l’assoluzione in sede penale. Invece ho subito un'altra ingiustizia». «Se avessi vinto la causa mi sarei dimesso immediatamente da parlamentare» conclude il senatore del Pdl. Ora resta la strada del ricorso alla Corte d’Appello. I legali dell’ex direttore del Tg1 sono intenzionati a non fermarsi qui. «L’imparzialità di cui si parla nella sentenza è un concetto astratto» spiega il professore Federico Tedeschini. «Inoltre - conclude l’avvocato di Minzolini - l’articolo 11, comma 2, della Corte europea dei diritti dell’uomo prevede che le uniche restrizioni all’esercizio delle attività politiche riguardino membri delle forze armate, della polizia e delle amministrazioni dello Stato. Categorie fra le quali non rientra la Rai».
La Rai risarcisce Minzolini ma lo licenzia perché fazioso
Valeria Di Corrado Candidandosi con il Popolo delle Libertà prima ed essendo stato eletto senatore poi, Augusto Minzolini ha perso la sua «aurea» di imparzialità e per questo non può tornare a...
