Politica

E su Alitalia Epifani fa finta di niente

Il segretario Pd tace ma nel 2008 aveva bocciato l’offerta di AirFrance La firma al piano Cai ritardata per tenere sulle spine il governo Berlusconi

Sui gioielli italiani in vendita al miglior offerente si sono espressi tutti. Non c’è politico o quasi che nelle passate 48 ore abbia lesinato una dichiarazione, un post, o un tweet sulla cessione di Telecom agli spagnoli di Telefonica o su Alitalia, che parla sempre più francese. Un silenzio assordante, sulla compagnia di bandiera, arriva invece dal segretario del Pd Guglielmo Epifani. Alla base dell’improvviso mutismo di un uomo che è stato a capo del più grande sindacato italiano ci sono proprio le parole spese nel 2008 dall’allora leader della Cgil nel 2008. «Si è raggiunta un’intesa complessiva assolutamente positiva, anche tenendo conto di alcuni chiarimenti e aggiunte», spiegava infatti il sindacalista dopo aver sottoscritto il piano della Cai, la cordata italiana subentrata qualche mese dopo alla guida della compagnia. Imprenditori tenuti sulle spine per una settimana nella quale Epifani aveva puntato i piedi col governo pur di dimostrare la forza del sindacato. Il segretario sottolineava «l’effettiva invarianza retributiva di tutto il personale a terra» confidando che «sia possibile da parte degli assistenti di volo e dei piloti contribuire a questo piano di rilancio». Un silenzio, quello di ieri, reso quanto mai opportuno anche dal giudizio sul piano allora presentato da Jean-Cyrelle Spinetta, numero uno di Air France. Epifani, a differenza di questi giorni, aveva alzato la voce: «Il sindacato ha le spalle larghe per dire sì o no con tutte le conseguenze che comporta». Un veto che poi si è dimostrato determinante almeno quanto quello del governo. Intanto il futuro di Alitalia preoccupa il consiglio di Adr che ha espresso «forte preoccupazione per la situazione economica, finanziaria e societaria che potrebbe determinare difficoltà nel mantenimento della connettività intercontinentale e internazionale - si legge in una nota - Il deteriorarsi di questa situazione comporterebbe gravi riflessi economici, finanziari ed occupazionali sia nel breve che nel lungo periodo, con una conseguente riconsiderazione del progetto di sviluppo delle infrastrutture dello scalo di Fiumicino».

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