Politica

La Corte dei Conti: sull’Imu Saccomanni sbaglia i calcoli

Gettito Un flop la sanatoria delle sale gioco. Mancano 600 milioni In arrivo una manovrina da 2-3 miliardi. Resta il rebus Iva

Saccomanni sbaglia i conti. A fare le pulci al decreto legge che ha abolito la prima rata dell’Imu sull’abitazione principale, è la Corte dei Conti. La magistratura contabile nell’audizione di fronte alle commisioni bilancio e finanza della Camera, ha rifatto i conti delle coperture e ha espresso forte perplessità sulla reale possibilità di avere un gettito compesantivo di 600 milioni. Sarebbe infatti del tutto sovrastimato l’esito della sanatoria dei contenziosi con i gestori delle sale gioco che prevede l’estensione dell'ambito temporale di applicazione per i soggetti condannati con sentenza di primo grado in giudizi di responsabilità amministrativo-contabile. Al momento, secondo i dati acquisiti dalla Corte, le istanze presentate dai gestori delle sale da gioco risultano pari a 33 e «gli introiti potenzialmente incamerabili, nella misura percentuale minima del 25% dei danni quantificati nelle sentenze di primo grado, ammontano a circa 270 mila euro, di cui solo circa 75mila destinabili direttamente al bilancio dello Stato. Inoltre le posizioni soggettive già definite con decreto camerale sono 17, per un totale di pagamenti pari a circa 13 mila euro». La Corte dei Conti poi sottolinea che ad oggi «nessuno dei concessionari di maggiori dimensioni condannati con la sentenza della magistratura contabile del 2012 ha aderito all'istituto della definizione agevolata in appello». Poi la magistratura contabile sottolinea che «le implicazioni che deriverebbero dalla mancata acquisizione del gettito restano rimesse all'attenzione del Parlamento». Come dire che se ne occuperanno le Camere tenendo ben presente che comunque la copertura è assicurata dalla prevista clausola di salvaguardia, ma avrebbe «rilevanti effetti di natura distributiva». Intanto al ministero dell’Economia si lavora a una «manovrina» per riportare il deficit sotto il 3% del pil, nel rispetto degli impegni con l’Europa. Nel Consiglio dei ministri di venerdì potrebbe arrivare un decreto con misure per circa 2 miliardi: una correzione da 1,6 miliardi per ridurre il rapporto deficit/Pil al 3% dal 3,1% tendenziale a cui si aggiunge il rifinanziamento delle missioni internazionali di pace per circa 400 milioni. Ma il governo deve trovare anche un miliardo per per scongiurare l'aumento di un punto percentuale dell'aliquota Iva che, in assenza di interventi, scatterà dal 1° ottobre. Dal ministero lasciano trapelare che lo stop all'aumento dell'Iva appare, «difficile», se non «improbabile» anche se il pressing dal Pdl è forte. In ogni caso si tratterebbe di rinviare la questione di 3 mesi, a gennaio 2014, affidando alla legge di Stabilità una revisione organica delle aliquote Iva che potrebbe scattare il prossimo anno. Qualora si optasse per questa soluzione, lo stop all'aumento dell'imposta verrebbe inserito nel decreto della manovrina facendo lievitare a circa 3 miliardi il valore del provvedimento. Ma non c’è solo il problema di reperire le risorse. Il premier Letta ma soprattutto Saccomanni dovranno far digerire a Bruxelles la mancata attuazione delle indicazioni della Commissione europea. Questa, per ben due volte in maniera esplicita, ha raccomandato all'Italia di spostare il carico fiscale dal lavoro ai consumi, beni e proprietà. Non è irrilevante che il vicepresidente della Commissione, Olli Rehn, sia venuto di persona alla Camera a ricordarlo. A complicare la situazione ci sono anche le altre misure che il governo intende finanziare da qui alla fine dell'anno: dalla cassa integrazione in deroga al taglio del cuneo fiscale e alla cancellazione della seconda rata dell’Imu. Non è ancora chiaro quali saranno le coperture ma le opzioni al vaglio dei tecnici sono molteplici: dai tagli alla spesa a una tranche immediata di dismissioni di immobili dello Stato per fare cassa. Il governo potrebbe anche sfruttare la clausola di salvaguardia contenuta nel decreto che ha cancellato la prima rata dell'Imu, in base alla quale entro novembre, in assenza di misure di copertura, potranno essere aumentati gli acconti Ires, Irap e Irpef nonchè le accise. Uno scenario di questo tipo mette a rischio la cancellazione della seconda rata dell'Imu sulla prima casa (servono 2,4 miliardi). La via d’uscita già messa in conto dal governo, è di allargare la platea delle case di pregio, prendendo come riferimento il valore della rendita catastale. L’ipotesi è gradita al Pd, ma viene vista come fumo negli occhi dal Pdl che non ne vuol sapere di soluzioni al ribasso.

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