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E spunta lo zampino del sindaco dietro la crisi tra Pd e Crocetta

Gaetano Mineo Si fa sempre più profonda la crisi di governo in Sicilia dopo l’uscita del Partito Democratico dalla maggioranza a sostegno di Rosario Crocetta. Nessuno dei quattro assessori in quota...

Si fa sempre più profonda la crisi di governo in Sicilia dopo l’uscita del Partito Democratico dalla maggioranza a sostegno di Rosario Crocetta. Nessuno dei quattro assessori in quota Pd si dimette, mandando alle ortiche i diktat della direzione regionale. Il governatore, frattanto, continua a tirare dritto per la sua strada in cerca di nuove alleanze. È il day after della rottura tra l’ex sindaco di Gela e i Dem. Uno scenario che avrebbe la regia di Matteo Renzi in vista delle primarie per la scelta del segretario. «Crocetta e gli assessori in quota Pd che non si sono dimessi come stabilito dalla direzione regionale, sono fuori dal partito», esplode il segretario del Pd in Sicilia, Giuseppe Lupo. Già si parla del Crocetta-bis. C’è chi propone un’alternativa autonoma dal centrosinistra, come Rifondazione comunista; c’è anche, come nel Pdl, lancia un «patto istituzionale» nella linea del governo Letta. Una direzione, quest’ultima, che sembra voler intraprendere pure l’Udc. «Al presidente Crocetta spetta la responsabilità di ricercare la massima collegialità attorno alle scelte strategiche e organizzative del suo esecutivo - scrivono i deputati regionali centristi - per garantire quelle risposte che i siciliani attendono da tempo», bollando «l’iniziativa assunta dal Pd una scelta unilaterale dettata da esigenze interne». Dunque, al timone di questa crisi di governo ci sarebbe il sindaco di Firenze. Il patto sarebbe stato sancito ancor prima della direzione regionale del partito di Epifani in cambio dell’appoggio del governatore e dei suoi alle primarie nazionali per la scelta del segretario. Uno dei big dei renziani siciliani, Fabrizio Ferrandelli, papabile alla segreteria regionale, guarda l’orizzonte: «Un nuovo Pd nascerà l’8 dicembre e credo che la Sicilia non possa aspettare oltre». Nel Pd, quindi, si apre la fronda: finora quattro deputati regionali renziani sono pronti ad appoggiare Crocetta. A questi si aggiungono altri quindici, tra i deputati del gruppo Misto e dei piccoli partiti, che sono in procinto di salire sul carro del governatore. In cifre, Crocetta potrebbe disporre di una nuova maggioranza, rimpiazzando in questo modo i diciotto deputati all’Ars del Pd (meno i quattro renziani). Al Nazareno non stanno a guardare. Il caso Sicilia preoccupa ai vertici del partito. Il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, invita «tutti i soggetti coinvolti, ed in primo luogo il Presidente Rosario Crocetta, ad agire per superare l’impasse ritrovando le ragioni dell’unità». Ma ingarbugliare il tutto pensa il M5S pronto a presentare la sfiducia a Crocetta al Parlamento siciliano.

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