Il mondo politico si interroga e si confronta sul destino di Telecom dopo l’annuncio della maggioranza azionaria passata delle mani spagnole di Telefonica. L’intesa perfezionata dagli sspagnoli con Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo, soci di Telco, ha permesso di passare la partecipazione in Telco dal 46 al 65%. Telco è la holding che detiene il 22,5% di Telecom Italia. «La rete Telecom dovrà essere italiana e dovrà essere pubblica»: è il commento perentorio il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, all’indomani dell'acquisizione di Telecom. «La rete telefonica è strategica per un Paese che vuole restare un Paese industriale», ha detto il ministro. Avanti sullo scorporo dunque: «L’abbiamo già fatto per Terna e Snam - ha proseguito - e anche su Telecom erano già in corso discussioni e progetti in cui si facesse una separazione tra la proprietà della rete e la gestione dei servizi». A provocare le reazioni politiche sono state soprattutto le parole del premier Letta sulla vicenda, in particolare non è piaciuta l’affermazione «Telecom è una società privata e l’operazione si può fare. Comunque vigileremo>; un’interpretazione dell’operazione finanziaria che questa mattina sembra essere stata raccolta dallo stesso Bernabè quando il presidente di Telecom Italia ha affermato: «Per arrivare a scelte differenti dovevamo tutti quanti pensarci prima» ha chiosato davanti le commissioni Lavori pubblici e Industria del Senato. «Se il sistema Italia - ha aggiunto Bernabè - fosse stato davvero cosi preoccupato del futuro di Telecom, come si è dimostrato in questi ultimi due giorni, forse sarebbe stato possibile un intervento più strutturato». Una strigliata inequivocabile. Tornando al dibattito politico, questa mattina il presidente della X Commissione al Senato, Massimo Mucchetti (Pd), ha confermato che « l’Italia non può permettersi di perdere il controllo sul primo operatore di telefonia dopo averlo perso su Omnitel, Wind, Fastweb e H3g. L’Italia ha poche grandi imprese, non può perderle». Il collega del centrodestra Altero Matteoli ha aggiunto: «Sono molto preoccupato della freddezza che sul caso ha manifestato il premier Letta. Noi siamo il potere legislativo e spesso ce ne dimentichiamo. Letta dovrà riferire in Parlamento con chiarezza». Mucchetti: «In aula non ci limiteremo ad ascoltare, ma faremo le nostre proposte, diremo cosa chiediamo al Governo per far restare Telecom italiana». «La soluzione migliore è che ci sia un'Opa, che tutto avvenga in una logica trasparente e visibile di mercato, e soprattutto che le cifre in campo siano davvero adeguate, e quindi tali da non recare alcun danno ai piccoli azionisti e risparmiatori», ha invece commentato sulla vendita di Telecom, Daniele Capezzone, presidente della commisisone finanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti Pdl. La stessa Consob ha però smentito l’esistenza di condizioni per un’Opa. «Chiederemo garanzie sulla rete, l'occupazione, la qualità del servizio». Così il viceministro dello Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Antonio Catricalà. «È impensabile non scorporare la rete» aggiunge Catricalà. Il governo intende anche «garantire gli investimenti di Telecom Italia sulla fibra per la diffusione della banda larga» per «garantire quella parità di accesso che completi il processo di liberalizzazione». Lo stesso Catricalà, a proposito di un intervento del Governo attraverso una Golden Share che permetta allo Stato di continuare a controllare come fosse una public company l'azienda telefonica, ha detto: .
Caso Telecom: critiche bipartisan a Letta
Non è piaciuta a Mucchetti (Pd) e Matteoli (Pdl - nella foto sopra) la freddezza del premier.I ministri Catricalà e Lupi puntano invece su un'ipotesi di Golden Share o sullo «scorporo» della rete
