Alla fine se ne è accorto anche Guglielmo Epifani: il Pd è un partito che affoga nel caos, tra correnti, imboscate, ripicche e scontri sotterranei. Nei giorni scorsi molti esponenti dei Dem – tra i quali anche Nicola Latorre – avevano pubblicamente chiesto scusa ai propri elettori per lo spettacolo offerto nei due giorni di assemblea che si è svolta a Roma per fissare la data delle primarie e stabilire le regole. Ieri il segretario, ospite a «Porta a Porta», ha ammesso di essersi trovato di fronte a una situazione incandescente. «C'è un problema delicato nel Pd – ha spiegato rispondendo a Bruno Vespa – venendo da fuori mi ha colpito l'assenza di veri organismi di dibattito e di decisione, lo sfilacciamento e la sfiducia reciproca che c'è. Per questo ho voluto mettere un punto». «Se non forzavo la data del congresso, se non ci fossimo impegnati a chiudere sulle regole – ha proseguito – correvamo il rischio di andare all'infinito con una discussione che non è degna del Pd. C'è da ricostruire un clima di fiducia interno, questo è il compito culturale che bisogna fare». E ancora: «Il primo che la vuole far finita sono io, non posso più vedere un partito ripiegato su se stesso, ora si decide». E la decisione sulle regole il Pd la prenderà nella direzione convocata per venerdì mattina alle 10. Ma Epifani ha voluto anche replicare a Matteo Renzi che ieri mattina è tornato sulla pessima immagine che il Partito Democratico ha dato nella due giorni romana. «L'assemblea del Pd ha fatto una brutta figura – ha attccato il sindaco di Firenze – un gruppo dirigente rancoroso ha cercato di buttare tutto in caciara. Non vogliono fare né il congresso né le primarie perché poi sanno che si volta pagina». E sui tempi il sindaco di Firenze ha trovato di nuovo sponda nel suo avversario Gianni Cuperlo: «Il congresso si deve fare l'8 dicembre». Epifani ha cercato di smorzare le polemiche – «Pd nella tempesta? Dirlo mi sembra un po’ forte, direi in una fase di passaggio. Variabile» – poi però ha dato un paio di «stoccate» all’ex rottamatore: «È possibile per Renzi fare il segretario di partito ed il sindaco di Firenze? Teoricamente sì ma operativamente non reggerebbe». «Fare il segretario è un'attività assorbente – ha proseguito – il Pd è un grande partito, seguire i lavori e l'attività richiede uno sforzo concentrato su questo ruolo. Inoltre parte dell'impegno il segretario lo ha in Parlamento e da questo punto di vista Renzi non potrebbe perché ad oggi non è parlamentare». Ma ad angustiare il partito Democratico ci sono anche le voci che vogliono il sindaco pronto a far cadere il governo appena eletto segretario. Sfruttando la decisione di non cambiare i meccanismi interni per i quali il leader è automaticamente anche candidato a palazzo Chigi. «L'automatismo è sbagliato da un punto di vista pratico, non ideologico – ha commentato – La regola va cambiata perché ritengo sbagliato che ogni volta si faccia una deroga, perché quando c'è una deroga c'è sempre qualcuno che la concede. C’è un concedente e un concessionario e questo non mi piace». Sulla durata del governo il segretario del Pd ha comunque mostrato un cauto ottimismo: «A determinate condizioni il governo può andare avanti, lo vedremo nelle prossime settimane con il nodo di Gordio: la legge di stabilità e i vari provvedimenti che si devono fare nel corso dell'anno. Se supera questi temi può andare avanti altrimenti si indebolisce». Secondo Epifani non sarà però il sindaco di Firenze nel ruolo di segretario a far cadere Letta: «Ha sempre detto che non gli creerà problemi e non credo gli convenga non fare quello che ha detto». Insomma, ha concluso, «se si va a elezioni a marzo» non dipende da Renzi perché ci vorrebbe «un logoramento che oggi non vedo».
Anche Epifani ammette: che caos il Pd
«Mi ha colpito la sfiducia reciproca, l’assenza di veri organismi di dibattito e decisione». Stoccata a Renzi: «Segretario e sindaco? Non ce la fa»
