Politica

«Voto subito? Impossibile, Letta durerà»

Cicchitto: «Napolitano non ci manderà mai alle urne con questa legge Chi stacca la spina pagherà un prezzo altissimo, perché lo spread risalirà»

«Dimentichiamoci di andare al voto subito, perché con questo sistema elettorale Napolitano non ce lo permetterà mai. Dovremo comunque fare una riforma». Fabrizio Cicchito, deputato Pdl di lungo corso, manda un segnale sia a quella parte del Pd – come Fassina – che vorrebbe liberarsi del Pdl e fare un governo con i grillini, sia a chi, nel suo partito, da tempo incoraggia il Cav a «strappare» subito con il governo. «Berlusconi e con lui il Pdl – spiega – da una parte ha scelto la strada della denuncia dell’uso politico della giustizia, dall’altra quella di evitare la rivalsa e di staccare la spina all’esecutivo. E questo ha fatto saltare i nervi al Pd». Lei pensa che i Democratici siano davvero disposti a far cadere Letta? «Ci sono non una ma ben due componenti del Pd contro questo esecutivo. C’è Renzi che vorrebbe andare alle elezioni in tempi brevi per non farsi logorare, e poi c’è, con Fassina, il riemergere del bersanismo del Pd, una reazione di rigetto rispetto alla convivenza con il Pdl. Così tutte le occasioni sono buone per chiudere l’esperienza di governo». Anche a costo di andare con Grillo? «Intanto non si capisce con quali grillini, se – facendo una battuta – "sfusi" o "a pacchetti". Nel senso che non si sa l’appoggio lo avrebbero solo dai dissidenti o da tutto il Movimento. Ma le parole di Fassina hanno comunque messo in evidenza il problema del Pd: una parte cospicua di loro sperava che al Pdl saltassero i nervi. E visto che non ci sono riusciti sono andati loro fuori di testa. Io però vorrei ricordar loro che chiunque staccherà la spina a questo governo pagherà un prezzo altissimo, perché ci sarà il crollo delle Borse e l’aumento dello spread». Però c’è – o almeno c’è stata – anche una parte del suo partito favorevole al voto subito. «No, anche noi vogliamo evitare una fine anticipata del governo Letta. Uno fra i miei colleghi diciamo più "esigenti" sul piano programmatico come Renato Brunetta ha ribadito la volontà di tenere in piedi l’esecutivo». Intanto però il ministro dell’Economia Saccomanni minaccia di dimettersi perché non accetta compromessi sui conti pubblici. «Il ragionamento di Saccomanni è inquietante. Che cosa vuol dire che se si vota a febbraio non si impegna? Cosa fa una sorta di sciopero della politica? E poi noi abbiamo messo sul tavolo del confronto sette, otto proposte per trovare tutte le coperture necessarie. Possibile che il ministero del Tesoro non sia in grado di reperire i soldi per Imu e Iva? Possibile che non sia capace di un riforma strutturale sulla spending review ma vada avanti sempre con un lavoro emergenziale? Nell’agosto del 2012 Berlusconi e Alfano in una lettera avevano fatto una serie di ipotesi tecniche per abbattere il debito. Stiamo ancora aspettando». Pd e Pdl sembrano però più impegnati a litigare che a fare. Se questo governo va avanti quali sono gli obiettivi? «Al netto di imboscate politico-giudiziarie noi abbiamo due grandi occasioni che potrebbero essere affrontate e risolte. La prima è quella di fare un riforma istituzionale con la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo, la modifica della struttura dello Stato attraverso il semipresidenzialismo e una riforma elettorale conseguente. L’altra è quella di affrontare in modo organico il problema della spesa pubblica. Allargandola anche alle aziende regionali e comunali sulle quali invece non si interviene mai. Ci sarebbe anche un terzo punto, la riforma della giustizia. Ma su questo con il centrosinistra siamo troppo lontani. Anche perché, ripeto, il Pd in questo momento è completamente allo sbando». Anche il Pdl però sta attraversando una fase di trasformazione con il passaggio a Forza Italia. «Stiamo attraversando una fase assai difficile in seguito ai durissimi e sistematici attacchi di un settore della magistratura al Cavaliere che però ha reagito con grande coraggio. Sono stati accantonati gli estremismi che ci esponevano alle trappole degli avversari. Questo è un partito che deve tenere dentro i moderati e i riformisti, solo così si può vincere. Non certo con il linguaggio violento». Ora però c’è da decidere la dirigenza. Alfano sarà il nuovo leader? «Il leader è e resta Berlusconi. Alfano può essere il segretario o il candidato premier in tempi medio-lunghi». Quindi non subito? «Napolitano ci impedirà di andare a votare con questa legge elettorale. Dovremo fare una riforma con un sistema elettivo più legato al territorio. Non si può più pensare a un Parlamento fatto dalle segreterie dei partiti, così aumenta solo la distanza tra noi e i cittadini. E per questo dovremo organizzarci in maniera diversa anche noi perché puntare in questa situazione solo sull’effetto Berlusconi, che comunque sarebbe molto rilevante, senza affiancarlo con un forte partito radicato sul territorio, sarebbe un grave errore». Quindi la nuova Forza Italia come dovrà organizzarsi? «Per prima cosa rinnovando i quadri dei vertici locali, poi creando una vera vita democratica interna e infine ripensando le forme di finanziamento al partito. Con la modifica o addirittura l’abolizione della legge attuale noi dovremo affidarci, Regione per Regione, ai parlamentari più radicati sul territorio per effettuare forme di fund-raising. E dall’altra tornando al tesseramento. Che può essere fatto solo da chi sta a contatto con gli elettori, con i cittadini».

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