Politica

«Due volte in manette e due volte rimborsato»

L’incredibile odissea di Vincenzo Portaro, accusato di spaccio di droga E di Anna Iacono, 9 mesi dentro per un’intercettazione trascritta male

Sbagliare è umano, perseverare diabolico. Soprattutto se ad andarci di mezzo è un innocente finito per due volte ingiustamente in manette. E per due volte risarcito. La storia di Filippo Portaro ha dell'incredibile: nel 1995, i carabinieri gli trovano in tasca tre milioni di lire. Sono i soldi della droga, gli contestano. Falso. Arrivano le assoluzioni e il primo risarcimento: ventisette milioni di lire. Quattro anni dopo, un tizio s'inventa che il pover'uomo fa parte della gang di spacciatori di piazza Corvetto, a Milano. Resta agli arresti domiciliari per oltre mille giorni. «Scusi, ci siamo sbagliati». E arriva il secondo assegno: cinquantadue milioni. Una vita distrutta. Anna Iacono, invece, resta nove mesi in galera con l'accusa di camorra perché i pm confondono in una intercettazione «morsi» con «morti». L'indennizzo è di appena 11 milioni di lire. Il catanese Salvatore Pangallo dietro le sbarre c'è finito sano e ne è uscito, 545 giorni dopo, invalido al 100 per cento. Ha ottenuto 110mila euro di «buonauscita». I 90 giorni in cella di Ottavio Berardo sono stati valutati 10 milioni di lire. E se è stato assolto dall'accusa di rapina è perché il padre s'è messo a fare il detective. Ad Anastasia Montanariello, infine, arrestata per pedofilia, è toccato pagare 400 euro di bolli per incassare i 20mila di risarcimento. Nessuno, tra Tribunale e Ministero, voleva pagarli. Così, lo ha fatto lei.

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