Politica

Acea senz’acqua Sinistra battaglia

Delibera di Sel per creare una nuova azienda che gestisca solo il servizio idrico di Roma

Potrebbe rimanere presto senz’acqua l’azienda numero uno di Roma Capitale. Arriva infatti domani in Assemblea capitolina la proposta di delibera di «trasformazione di Acea spa in azienda speciale». Una proposta che pesa come un macigno sulla partecipata numero uno della Capitale. Una «trasformazione» che riguarda il servizio idrico non più, o non tanto, ideologica ma legale. A presentare il riassetto societario il capogruppo di Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola, che ha da subito cavalcato la battaglia nazionale del partito in una mozione, votata anche dal Pd, che indica una strada, sembra, senza ritorno. Un imput diametralmente opposto a quello dell’ex amministrazione Alemanno che puntava invece alla vendita ai privati del 21% sul 51 in possesso del Comune. Una cessione mancata proprio grazie all’estenuante battaglia del centrosinistra, confortata dal referendum del 2011 e dalle successive sentenze e pareri di Corte costituzionale e Consiglio di Stato. La proposta di delibera prevede di scorporare Acea Ato2 da Acea spa e di renderla azienda speciale con la finalità esclusiva di «operare nell’ambito della produzione, erogazione e gestione del servizio idrico integrato». Si tratta di una bella fetta del core business di Acea, che a Roma gestisce anche illuminazione e gas. E lo fa con un 49% delle azioni societarie in mano a privati. Nel particolare il 26,55% di proprietà del Gruppo Caltagirone e Gaz de Suez e il restante 22,45% da azionisti con quote inferiori al 2%. L’incognita adesso è se e come il sindaco Marino procederà alla trasformazione di Acea privandola del settore in cui detiene il monopolio assoluto. Il Pd, da sempre vicino all’azienda di piazzale Ostiense, è chiamato ora a una scelta determinante: riprendersi il servizio idrico e decurtare l’8% del profitto ai privati dalle bollette, previsto dal referendum in virtù del principio che l’acqua è un bene comune e come tale non ne è ammesso il lucro. «La mozione approvata in Aula di fatto apre un dibattito e un confronto con i comitati e i cittadini che rappresentano poi il popolo di Marino - spiega Peciola - oltre a riconoscere il diritto alla disobbedienza di quanti si sono ridotti la bolletta dell’8% e per i quali invece Acea ha provveduto al distacco. La mozione e la proposta di delibera aprono un percorso lungo, non ideologico, che riconsoce l’acqua come un bene comune, non negoziabile». Il sindaco ha già fissato un incontro con i comitati. Il percorso forse è più breve di quanto si pensi. Torino e Napoli del resto lo hanno già compiuto.

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