Politica

Renzi prosegue la crociata anti-Letta

La replica al premier: «La differenza è fra chi fa le cose e chi le rinvia» D’Alema lo attacca: «Non ha idea di cosa significhi dirigere un partito»

«Le primarie le ho perse ma il camper con cui ho viaggiato per l’Italia quella sfida l’ha vinta». Davanti ai 3mila della Festa Democratica della «sua» Firenze Matteo Renzi è impaziente in vista del congresso del Pd, che vorrebbe il più vicino possibile. Convinto che questa è la volta buona per trasformare il consenso in leadership. «Un anno fa da Verona lanciai la mia candidatura alle primarie del Pd - ha detto il sindaco di Firenze - È stata una candidatura che si è conclusa con una sconfitta. Ma in quell’occasione è partito un viaggio che poi è diventato un regalo al Paese». «Basta vedere quanti ragazzi hanno cominciato a fare politica e quante altre persone hanno ricominciato a interessarsene - ha continuato Renzi - Abbiamo vinto un’altra sfida, quella di ridare voce alla speranza. Continua il cammino di un’idea diversa di fare politica». Sull congresso - e sulle regole - però è ancora scontro. «Gli ho chiesto se vogliono farlo. Mi ha detto che ci riflettono, in settimana mi rispondono», ha detto il «rottamatore» al Teatro Obi a proposito del suo incontro di giovedì con il segretario del Pd Guglielmo Epifani. «È una persona di parola - ha concluso Renzi - mi fido». Quanto alle primarie, «basterebbe dire che le regole si fanno così, si fanno le primarie in quella data. Poi vinca il migliore, e se non il migliore, il meno peggio». Massimo D’Alema, ostenta disinteresse sullo scontro sulle regole tra il sindaco di Firenze e il segretario del partito. «Non ne so niente delle regole, decideranno loro - ha spiegato l’ex premier - Io il 20 sono a un convegno internazionale a New York, non me ne importa nulla, ma sono sicuro che il Pd troverà il modo per definire le modalità». «A me interessa il dibattito politico e quando ci sarà dirò le mie opinioni politiche sul futuro del Paese e della sinistra», ha continuato. In realtà, le regole in questa fase a D’Alema interessano eccome. E non lesina bordate al fiorentino. In relazione alla possibile modifica dello statuto del partito, di cui ha più volte parlato anche Guglielmo Epifani, riguardo alla contemporaneità del ruolo di di segretario e candidato premier, D’Alema ha affermato che «è una regola che non ha più senso,oltretutto è stata messa in discussione da Renzi il quale l’ha di fatto liquidata, perché sulla base di quella regola che lui oggi invoca non avrebbe potuto fare le primarie con Bersani. Le regole non è che possono valere una volta sì e una volta no». «Se Renzi vince dovrà chiamare Cuperlo o trovare qualcuno che l’aiuti» nella gestione del Pd, ha detto poi l’ex premier. «Renzi non ha idea di cosa voglia dire dirigere un partito e per questo sostiene che si può fare insieme il sindaco e il segretario. Tra quelli che lo contrastano c’è la parte migliore e più giovane del partito e non di vecchi». Sul suo sostegno alla candidatura di Cuperlo alla segreteria del Pd, D’Alema aggiunge: «Non ho dubbi che la persona più adatta per guidare il partito sia Cuperlo e per questo lo sosterrò. Non credo che se vincerà Renzi si distruggerà il Pd, il problema è che se vince secondo me non è in grado di fare il segretario e non vuole nemmeno farlo, lui si candida con l’obiettivo di usare il partito come trampolino per Palazzo Chigi». Tuttavia questo è un discorso che «va bene se si va al voto tra sei mesi ma se il governo dura che cosa farà Renzi?», è il ragionamento di D’Alema. «Resterà sul trampolino per anni? Nemmeno Tania Cagnotto (la tuffatrice azzurra, ndr) ne sarebbe capace». Dopo le bastonate, arriva la carota. «Tra me e Renzi si è stabilito un rapporto anche umano, perché è un ragazzo intelligente e non superficiale - ha detto l’ex premier - Renzi è un valore e una risorsa ma c’è il rischio che finisca a fare un lavoro che non sa fare, non gli interessa e lo logorerà». Parole alle quali è lo stesso Renzi a replicare da Firenze. «L’idea che qualcuno faccia polemica perché il sindaco di Firenze o di una grande città del nostro Paese abbia un ruolo anche nazionale, la trovo incomprensibile», ha detto dal palco della Festa Democratica di Firenze. Una polemica che non toglie il buon umore a Renzi. «Se Martin Luther King fosse stato iscritto al Pd, non avrebbe detto "Io ho un sogno", ma "Io ho un incubo"», ha detto il sindaco di Firenze. In quale, a proposito di battute, ha sottolineato che «la differenza fra i politici non è fra chi fa le battute e chi non le fa, ma fra chi fa le cose e chi le rinvia».

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