Questa sì che è grossa: la pretesa, dall’interno del Pd, di spiegare la fretta nell’offensiva per la decadenza di Silvio Berlusconi dal Parlamento con la voglia di difendere l’autonomia della politica dal potere giudiziario. Come se il percorso della decadenza avviato nella competente giunta del Senato non fosse il frutto di una condanna giudiziaria del Cavaliere. Che è quella per frode fiscale ad una pena detentiva di quattro anni: ridotta ad un anno per un vecchio condono, ma nominalmente superiore ai due previsti dalla cosiddetta legge Severino per la decadenza, appunto, di un parlamentare sanzionato dopo la sua elezione. È una legge, questa che porta il nome della guardasigilli del governo Monti, approvata a tamburo battente alla fine della scorsa legislatura, con il concorso anche del Pdl, ma ora sospettata di incostituzionalità da giuristi di sicuro prestigio per vari motivi. Fra i quali spicca il rischio di un’applicazione retroattiva, per reati commessi ben prima della sua entrata in vigore. È proprio il caso di Berlusconi, la cui frode fiscale colpita penalmente risale agli anni 2002 e 2003. Ma nel Pd, a dispetto della prudenza raccomandata da un magistrato e da un politico di così lungo e autorevole corso come l’ex presidente della Camera Luciano Violante, si è convinti che la legge Severino non meriti dubbi e impugnative con ricorsi, considerati "dilatori", alla Corte Costituzionale o ad altri organismi europei di garanzia. "Dilatori" perché sarebbero motivati solo dall’obbiettivo di bloccare il procedimento parlamentare della decadenza. Sul quale, a quel punto, ne prevarrebbe un altro: quello della interdizione dai pubblici uffici che la magistratura -tra Corte d’Appello di Milano e Cassazione- si accinge a infliggere a Berlusconi dopo che una pena interdittiva di cinque anni comminatagli dai giudici ambrosiani di primo e di secondo grado è stata annullata dalla sezione feriale del Palazzaccio. Dove gli ermellini hanno contestato ai magistrati milanesi, senza tuttavia dubitare della loro competenza ed equanimità anche sul resto del processo, di avere disatteso una legge che li obbligava a non andare oltre i tre anni di interdizione. Piuttosto che essere praticamente obbligati ad eseguire un verdetto giudiziario dopo il 19 ottobre, quando i giudici di Milano si riuniranno per decidere la nuova misura della pena interdittiva, i parlamentari del Pd cercano di far cedere di volersi sentire più liberi di cacciare Berlusconi dal Senato per conto loro, e degli alleati del momento, cioè vendoliani e grillini. In realtà, più che volere improvvisamente difendere l’autonomia del Parlamento da magistrati ai quali la sinistra giustizialista ha permesso negli ultimi vent’anni di straripare per danneggiare i suoi vecchi e nuovi avversari, i dirigenti del Pd vogliono chiudere in fretta il passaggio della decadenza in groppa alla legge Severino per timore che la stessa decadenza e l’eventuale formulazione definitiva della pena "accessoria" dell’interdizione vengano superati da un atto di clemenza del capo dello Stato. Un intervento del Quirinale sarebbe solo formalmente limitato alla pena "principale", quella detentiva, richiamata dallo stesso presidente della Repubblica in una nota ufficiale del 13 agosto, ma potrebbe avere conseguenze anche sul resto. Cioè sia sulla decadenza sia sull’interdizione, se né l'una ne l’altra non fossero ancora sopraggiunte per effetto della originaria pena detentiva. È dunque da Giorgio Napolitano che davvero i dirigenti del Pd temono di essere spiazzati con la commutazione, per esempio, della pena detentiva quando Berlusconi avrà cominciato ad espiarla, a domicilio o ai servizi sociali, a metà ottobre. Essi tentano penosamente di far credere che a preoccuparli siano invece i magistrati alle prese con una pena "accessoria" condannata all’evanescenza dallo stesso dizionario della lingua italiana. Accessoria infatti a che cosa, se non dovesse esserci più la pena principale della detenzione?
La pseudo-autonomia dai giudici
di Francesco Damato - Questa sì che è grossa: la pretesa, dall’interno del Pd, di spiegare la fretta nell’offensiva per la decadenza di Silvio Berlusconi dal Parlamento con la voglia di difendere l’...