«Non potevamo fare diversamente, è stato un atto dovuto, non una scelta aziendale». Il giorno dopo la decisione di fermare tutti gli impianti, Riva Acciaio, stretta d’assedio dalle polemiche sindacali, spiega la sua versione dei fatti. In una nota ribadisce che non c’era altra scelta «dopo il provvedimento del gip che ordinando il sequestro, ha sottratto alla proprietà la libera disponibilità degli impianti e dei saldi attivi di conto corrente». Come conseguenza di questo provvedimento «l'azienda ha pertanto dovuto procedere con immediatezza alla messa in sicurezza degli impianti». Intanto il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato sta studiando come tutelare i 1.400 operai che a seguito del blocco del ciclo produttivo sono rimasti senza posto. Ieri in un incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Patroni Griffi e il sottosegretario De Vincenti, a Palazzo Chigi, è stata fatta una prima ricognizione delle possibili soluzioni. Innanzitutto la cassa integrazione. Lunedì Zanonato prima vedrà i sindacati e dopo il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, proprio per discutere della decisione di chiudere gli impianti. Ferrante, le cui funzioni di presidente dell'Ilva sono sostanzialmente congelate a causa del commissariamento dell'azienda, incontrerà tra l'altro il ministro nella veste di rappresentante di Riva Forni elettrici. Ferrante dovrebbe chiedere la cassa integrazione nel vertice con il ministro del lavoro fissato per giovedì prossimo. Non è stata fatta ancora una valutazione delle risorse che servirebbero. Per risolvere l'impasse, il governo valuta anche l'ipotesi del commissariamento, ma Zanonato ha lasciato intendere che sarebbe una soluzione difficile da percorre perchè «queste acciaierie non hanno una situazione di disastro ambientale». Va quindi verificato «nei tribunali se sia possibile un sequestro che non blocca le attività produttive». Il ministro si muove con comprensibile cautela. «Sto cercando di farmi un'idea, di capire attraverso il giudizio di tecnici se le acciaierie oggetto di sequestro possono funzionare anche con il sequestro dei conti correnti e, se sì, faremo pressioni sull'azienda», spiega. Al contrario, «se non possono funzionare, bisogna capire come intevenire per metterle in condizione di funzionare». Le acciaierie, ricorda il ministro, «sono di proprietà di Riva ma potrebbero essere anche aziende che operano in un campo diverso, non ci sono legami diretti con l'Ilva di Taranto». La domanda che si pone Zanonato è «se ha senso andare a sequestrare i conti correnti con cui funzionano le aziende». Si tratta di «aziende vive e non decotte e l'obiettivo è quello di tutelare i lavoratori e la nostra industria». Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha assicurato che «sarà fatto tutto il possibile per assicurare un futuro ai lavoratori» e ha ricordato che è già stato «convocato un tavolo per discutere di cassa integrazione». Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio Enrico Letta: «Non lasceremo sole le famiglie». Schierato in prima linea è il sindacato. Il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini sostiene che «la scelta di Riva di mettere in libertà più di 1.400 lavoratori è un atto di drammatizzazione inaccettabile, perché scarica sui dipendenti responsabilità non loro». L’unica soluzione per il sindacalista è il commissariamento «per consentire la continuità nella produzione». Di «ignobile ritorsione nei confronti dei lavoratori» parla il leader della Cisl Raffaele Bonanni. «Occorre trovare una soluzione definitiva alla questione della produzione di acciaio nel nostro paese che non può essere lasciata nè alle decisioni autonome ma talvolta discutibili della magistratura, nè alle scelte di ritorsione sugli operai da parte del gruppo Riva. Il Governo ha il dovere di assicurare subito non solo gli ammortizzatori sociali ai lavoratori del gruppo, ma soprattutto la continuità della produzione e dell'occupazione in tutti gli stabilimenti». Su Twitter il segretario del Pd Guglielmo Epifani, ha chiesto l’intervento urgente del governo per «richiamare l'azienda a comportamenti piú attenti e ad arginare questa situazione». Un altro appello al governo è quello del segretario Cgil Susanna Camusso: «Il governo utilizzi queste ore per dirci lunedì quale norma ha predisposto e manda in Parlamento. Una norma che deve precedere altri dibattiti». Intanto l’Ilva pagherà gli stipendi ai 110 lavoratori della controllata «Taranto Energia». Si tratta di una surroga individuale che verrà firmata dai lavoratori con la quale Ilva si fa carico di erogare gli stipendi solo per questo mese. Nel giro di qualche giorno gli stipendi dovrebbero essere accreditati in banca agli operai.
Ilva, prima la cig poi il commissario
Il governo studia diverse ipotesi per tutelare i 1.400 operai senza posto L’azienda: lo stop degli impianti atto dovuto. Letta: vicini ai lavoratori
