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«Chrysler in Borsa ma non prima del 2014»

Laura Della Pasqual.dellapasqua@iltempo.it Lo sbarco di Chrysler, la società americana controllata dalla Fiat, in Borsa potrebbe avvenire all’inizio del 2014. L’amministratore delegato del Gruppo,...

Lo sbarco di Chrysler, la società americana controllata dalla Fiat, in Borsa potrebbe avvenire all’inizio del 2014. L’amministratore delegato del Gruppo, Sergio Marchionne, prova a fare chiarezza sulle strategie a breve dopo il vespaio di illazioni scatenato dalla sua assenza al Salone dell’auto di Francoforte e le fibrillazioni al rialzo del titolo Fiat, che avevano lasciato supporre passi in avanti nella trattativa con il fondo Veba. In realtà «le posizioni non si sono ancora ravvicinate ma il confronto sull’ipo continua» ha spiegato il manager. Il nodo da sciogliere è il prezzo di vendita. Il potente sindacato americano detentore del fondo Veba sostiene che la quota Chrysler in mano loro (il 41,5%) vale 5 miliardi. Un prezzo sul quale anche ieri Marchionne ha ironizzato: «allora che comprino i biglietti della lotteria». Il manager ha ribadito che c’è la «ferma determinazione a trovare un accordo e che la quotazione tecnicamente sarebbe possibile per la fine dell’anno» ma per i mercati «è più probabile che sia nel primo trimestre del 2014». Marchionne ha anche ricordato che entro fine mese il gruppo dovrebbe consegnare alla Sec il documento propedeutico all'ipo Chrysler. E ha aggiunto qualcosa anche sulla strategia per il marchio Alfa Romeo. «I modelli Alfa Romeo ci sono, li annunceremo al momento opportuno», cercando di tranquillizzare chi teme uno smantellamento delle fabbriche. Confermati gli impegni presi per Mirafiori. Il presidente John Elkann ha ribadito che l’investimento annunciato nei giorni scorsi e la nuova missione produttiva «mirano ad aprire una nuova fase per lo stabilimento». A Torino con l'ad Marchionne, per la firma di un protocollo d'intesa per il restauro del Faro della Vittoria, sulla collina torinese, Elkann ha sottolineato che «è stata accettata la sfida del cambiamento». Ma la ristrutturazione dello stabilimento di Mirafiori sarà al centro di un incontro tra azienda e sindacati il prossimo 17 settembre, presso l'assessorato al lavoro della regione Piemonte, nell'ambito della procedura per la cassa integrazione straordinaria. Se per Chrysler la quotazione slitta al prossimo anno, a sbarcare in Borsa a fine mese invece sarà la volta di Fiat Industrial, fusasi con Cnh. Marchionne ha confermato lo sbarco a Wall Street il 30 settembre. Fiat non teme la concorrenza. «Se si dovessero presentare altri produttori a far vetture a Torino noi apriremo loro le braccia» ha detto Marchionne, convinto che, anzi «questo aiuterebbe la Fiat perchè andrebbe a rinforzare l'indotto». Riguardo poi alle critiche del segretario della Cgil, Susanna Camusso, sul fatto che Fiat diventerebbe un'azienda più piccola focalizzata solo su alcuni settori, Marchionne ha replicato a tono: «Abbiamo una strategia estremamente chiara, siamo focalizzati sul segmento premium, non stiamo a rinegoziarla o reinventarla per desiderio di qualcuno». Ma non ci sono solo le strategie inustriali e la risposta dei mercati. Certo è che «per andare avanti la stabilità politica è essenziale». Il manager pur rifuggendo dall’esprimere giudizi politici ha messo in guardia dai rischi di «cambiare Governo ogni sei o 12 mesi. Ovviamente non è un segno molto incoraggiante per gli investitori, sia per quanto riguarda il debito pubblico, sia per quanto riguarda l'industria. Credo sia importante quindi dare a livello internazionale quei segni di stabilità che ci hanno portato a questo punto». Quanto alle prospettive del mercato dell’auto, Marchionne non si fa grandi illusioni. «Il mercato dell'anno prossimo non lo vedo in grandissimo miglioramento a livello europeo, certamente quello italiano non sarà granché». Per quanto riguarda i target 2013 del Gruppo, Marchionne ha deto che è in corso un approfondimento. «Ci sono segnali positivi e segnali negativi. Vedremo quando sarà il momento, in occasione dei dati della trimestrale di fine ottobre, che cosa fare». Prima della firma sul documento per la restaurazione del monumento torinese, Fassino si è incontrato per la prima volta con i vertici del Lingotto dall'annuncio dell'investimento su Mirafiori. Nel corso del suo intervento il sindaco ha espresso «soddisfazione» per l'impegno manifestato da Fiat, aggiungendo che «questa città non ha mai creduto ai profeti di sventura, ma ha creduto e crede nella presenza a Torino del suo principale attore economico». Fassino ha sottolineato che «la Fiat considera Torino un luogo irrinunciabile. Dopo l'investimento alla ex Bertone - ha detto Fassino - quello di Mirafiori conferma quanto la scelta di dare vita a Fiat-Chrysler sia stata azzeccata. L'investimento rafforza la presenza strategica di Fiat nella nostra città ed è un segnale positivo anche per l'indotto. A Torino si vive come in ogni altra parte del Paese la crisi economica; alcuni aspetti qui si manifestano con più forza vista la massiccia presenza industriale. C'è la crisi, ma non ci ha piegato. Anzi, si è continuato ad investire, come sta facendo Fiat». Fassino ha aggiunto di non aver mai pensato che «l'azienda potesse abbandonare la città». Intanto il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ha convocato un tavolo sul settore automotive che dovrebbe tenersi la prossima settimana anche con la partecipazione della Fiat. Zanonato ha riferito di alcuni colloqui con Marchionne nei quali il manager lo ha rassicurato sulla volontà di continuare ad investire in Italia. «La prima preoccupazione che dobbiamo avere è che tutti i centri produttivi devono rimanere, così se il mercato dell'auto riprende noi li abbiamo pronti. Se chiudono non riaprono più». Un fattore importante secondo il ministro è che «la Fiat mantenga in Italia le attività di ricerca e direzionali: non dobbiamo essere solo un centro dove l'auto si costruisce ma uno dove si progetta e su questo ho trovato di nuovo la disponibilità di Fiat». Quanto all’ipotesi che «arrivi qualcun altro a produrre in Italia, è una astrazione perché in concreto nessuno ci viene a chiedere di produrre auto qui. L'unico che lo fa è Marchionne: quindi dobbiamo aiutarlo».

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