Atreju entra nel vivo con il primo grande dibattito del festa politica vicina a Fratelli di Italia. Così a pochi passi dal Colosseo, in via di San Gregorio, prende vita una vera e propria guerra di parole. La Terza Guerra, appunto. Il comandante in capo di questa sera è Giudo Crosetto, coordinatore dei Fratelli d’Italia, che sul palco accanto a Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, Ivan Malavasi, presidente Rete Imprese Italia e Alessandro Sallusti, direttore de «il Giornale» pone l’accento sul conflitto perenne che vive in Italia, tra finanza forte ed economia debole. Crosetto lancia anche una proposa chiedendo il sostegno di Malavasi e Sallusti: «Perchè non separiamo le banche tradizionali da quelle che si occupano di finanza. Quando penso alle imprese in Italia penso a un naufrago in mezzo al mare. Ogni giorno vedo chiudere centinaia di piccole e medie imprese. Una ricchezza che difficilmente recupereremo se non si cambia rotta». Ma nono solo bache e finanza, Atreju prende ritmo e così il presidente di Rete Imprese Ivan Malavasi a margine del dibattito avverrte che la chiusura degli stabilimenti del gruppo Riva sarebbe «un danno enorme» e l’auspicio è quello che si apra un tavolo affinchè «termini il braccio di ferro e si tiri fuori la ragionevolezza per difendere l’ambiente e l’occupazione». Del resto continua Malavasi: «Spazzare via l’Ilva sarebbe una pazzia, prima di chiudere e buttare via le chiavi dico di andare a vedere che cos’è, visto che si tratta di uno degli stabilimenti più avanzati e tecnologici d’Europa». Per Malavasi la chiusura degli impianti di tutto il gruppo annunciata oggi è infatti «la risposta dell’azienda ad una imposizione fatta sull’Ilva di Taranto». Arriva poi il tempo di Sallusti, che al giovane e curiuso pubblico di Atreju regala invece aneddoti e retroscena come quello sulla sua grazia: «Napolitano mi ha dato la grazia non perchè gli stavo simpatico o perchè sono di sinistra, ma solo perchè non voleva che si andasse in campagna elettorale con il direttore di un giornale in carcere». Per poi punzecchiare il Governo: «Stiamo ben attenti, dobbiamo capire se vogliamo essere istabili ma vivi o stabili, ma morti dentro». A concludere il dibattito l’intervento del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, arrivato in ritardo a causa del funerale dell’amico Steno Marcegaglia: «Il Governo Letta sta facendo cose giuste, piccole cose giuste, ma a velocità troppo lenta. I passi fatti fino a adesso sono stati positivi e non sbagliati concettualmente». Una mezza promozione, ma che viene subito rimarcata da una necessità impellente: «Il Paese deve cambiare registro, deve ritrovare la crescita». Spiega Squinzi «l’Italia ha bisogno di interventi forti. Con lo status quo non andiamo da nessuna parte. Le priorità immediate sono lo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese e un intervento forte nei confronti del cuneo fiscale». Infine, il presidente degli industriali precisa sui barlumi di crescita: «È vero, spiega, che la congiuntura economica internazionale sta cambiando però questo, se non ci sono interventi seri, porterà nel nostro Paese una crescita minima: viceversa, insiste Squinzi, dobbiamo recuperare almeno i 9 punti di competività persi dal 2007 ad oggi. Ritrovare la crescita vuol dire puntare al 2% non a numeri da prefisso telefonico».
È guerra alla finanza sul palco di Atreju
Crosetto: «Dividiamo le banche tradizionali da quelle che non si occupano di territorio»
