La decisione del gruppo Riva di sospendere l'attività in tutti i 13 stabilimenti esterni all'acciaieria Ilva di Taranto e mettere in libertà circa 1.500 dipendenti è duramente e logicamente condannata da sindacati e politici. Essa però segue di 24 ore il sequestro ordinato dal gip di Taranto Patrizia Todisco, ed effettuato martedì dalla Finanza, di "beni immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie" per 916 milioni di euro riconducibili alla famiglia. Senza entrare nel merito, due giorni fa non si era allarmato nessuno? Eppure questa vicenda va avanti fin dall'inizio a colpi di sequestri, l'unica arma che la magistratura tarantina pare voler usare: mesi fa venne sequestrata l'intera produzione dell'acciaieria più grande d'Europa mettendo a rischio tutti i 50 mila lavoratori, tra manodopera e indotto. Ci sono voluti cambi di management e vari decreti dei governi Monti e Letta per riportare la situazione ad una parvenza di normalità, consentendo di mantenere la produzione e bonificare l'area, secondo standard più rigidi che altrove. E parliamo di Europa, non di Cina o altre economie emergenti. Ora questo nuovo sequestro e la decisione di Riva che, ripetiamo, non colpisce direttamente Taranto (tranne 114 lavoratori di Taranto Energia) ma ben 13 società stabilimenti e città. Oltre alla città pugliese, Milano, Roma, Genova, Cagliari, Modena, Parma, Reggio Emilia, Sondrio, Varese, Potenza, Bolzano, Savona, Bergamo, Brescia, Verona, Napoli, Salerno, Bari, Vercelli, Como, Massa Carrara, Lecco e Cuneo. In pratica tutta Italia. Sia chiaro che il reato di disastro ambientale è molto grave, anche se ci sarebbe da discutere sulle mosse del gip Patrizia Todisco. In questo caso però si è voluto colpire l'associazione a delinquere, sempre finalizzata a disastro ambientale: ma un reato per così dire indiretto. Insomma, non si stava inquinando; il sequestro è tipicamente punitivo. Il magistrato ne aveva valutato le conseguenze? C'erano altri strumenti per colpire i presunti colpevoli? Gli organismi sindacali e politici ne erano minimamente al corrente? In queste ultime 24 ore, quando la cosa è diventata palese, in che modo si sono mossi? Di fatto la politica e il sindacato sono nuovamente costretti a rincorrere affannosamente gli eventi, mentre i magistrati vanno avanti a rullo compressore. Tre giorni fa è sceso dal tetto dell'Ilva di Taranto un operaio che minacciava di uccidersi per aver perso il lavoro in una ditta appaltatrice. Nel frattempo un gruppo di cittadini si è accampato sotto al municipio. In quegli stessi istanti la gip firmava l'ordine di sequestro: non ha avuto un attimo di esitazione? Non ha sentito l'opportunità di telefonare al prefetto, al sindaco, a qualche istituzione? E queste autorità di che cosa si stanno interessando? Come svolgono il loro ruolo, che non è solo quello pubblico? Siamo in presenza di un corto circuito tra i rappresentanti dello Stato sul territorio, governo romano e politici da una parte, e magistratura (in pratica, Patrizia Todisco) dall'altra. Nessuno si fida dell'altro, è un marcamento a uomo tra due poteri, quello legislativo-esecutivo e quello giudiziario, che a norma di Costituzione dovrebbero bilanciarsi. Non stiamo parlando dell'agibilità politica del Cavaliere, evidentemente: la partita è sulla testa di decine di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, e in senso più ampio del destino industriale di questo paese. Il caso più famoso nel quale la giustizia ha trionfato sull'inquinamento e gli interessi che c'erano dietro, quello di Erin Brockovich, immortalato dal film che nel 2001 valse l'Oscar ed il Golden Globe a Julia Roberts, si è chiuso definitivamente diciassette anni fa (il 19 settembre 1996) con un risarcimento, e naturalmente una bonifica ambientale, a seguito di un accordo extra-giudiziale. La grande accusata, la Pacific Gas & Electric, non ha mai sospeso il servizio, nessun dipendente ha rischiato il lavoro. D'accordo, sono due sistemi giudiziari diversi, ed anche due pianeti differenti: ma un punto di equilibrio è davvero impossibile da trovare? Tutto questo capita nel giorno in cui torna a scendere la produzione industriale, del 4,3 per cento su base annua. Altro che sorpasso della Spagna sullo spread: vedrete che presto Madrid ci farà mangiare la polvere.
Corto circuito sul caso Riva
di Marlowe - La decisione del gruppo Riva di sospendere l'attività in tutti i 13 stabilimenti esterni all'acciaieria Ilva di Taranto e mettere in libertà circa 1.500 dipendenti è duramente e...