La fine del tormentato tormentone sul voto della Giunta per le Immunità che deve decidere su Silvio Berlusconi l’ha già anticipata il relatore Andrea Augello: «Mi pare chiaro che il Pd non venga illuminato sulla via di Damasco e che quindi mercoledì la Giunta darà un voto sulla sua decadenza: è difficile che questa situazione non produca delle conseguenze politiche». Ieri, infatti, i membri si sono riuniti per decidere quando arrivare alla seduta finale e, all’unanimità, hanno deciso per il 18 settembre. Si inizierà alle 20,30, si voteranno, insieme, pregiudiziali e il testo del senatore del Pdl e il risultato è già scritto: la relazione verrà bocciata e a quel punto occorrerà nominare un nuovo relatore. E, fatti due conti, al massimo entro la metà di ottobre si arriverà al voto in aula a palazzo Madama. Cioè proprio in concomitanza con l’arrivo in Parlamento della legge di stabilità. Un incrocio insidioso per il governo perché Letta potrebbe trovarsi a dover far approvare un documento delicatissimo, che tutta l’Europa aspetta per giudicarci, a ridosso di una possibile crisi di maggioranza. Un pericolo che le «colombe» del Pdl invitano a non sottovalutare. Mandando allo stesso tempo segnali verso il Pd e verso Arcore perché si trovi una situazione che sia il meno dolorosa possibile per il Paese. «È una scadenza fondamentale – ha commentato ieri Barbara Saltamartini – che governo e maggioranza devono onorare al meglio, pena pesantissime conseguenze economiche. Giungere a tale data rispettando gli impegni, è possibile solo con una ritrovata armonia tra i due partiti in conflitto che sostengono l'esecutivo Letta. Serve una tregua che consenta di lavorare su questi cruciali provvedimenti. Il Pd sia responsabile, non possiamo perdere l'occasione di riscattare il nostro paese, dopo mesi di sacrifici, e mandare di nuovo tutto in fumo. È ora di sospendere le ostilità verso Berlusconi e mettersi al lavoro insieme sulle riforme urgenti». Ma proprio da Villa San Martino, dove il Cavaliere è chiuso da giorni solo con i figli e i suoi avvocati, arrivano segnali contrastanti. Berlusconi non vuole uscire di scena «umiliato» da una scelta della Giunta ma non vuole neppure cedere alla richiesta di una domanda di grazia che i suoi familiari hanno già firmato. Piuttosto è deciso a vendere cara la pelle e andare – forse a ridosso della riunione della Giunta di mercoledì – in televisione a difendersi e a spiegare la sua amarezza. E la scelta, alla fine, potrebbe cadere sul programma di Bruno Vespa «Porta a Porta» dove già altre volte è intervenuto per lanciare le sue campagne elettorali. Insomma non più un freddo videomessaggio, un’intervista registrata, ma un intervento in diretta. Nel frattempo tra falchi e colombe la distanza aumenta ogni giorno di più. Ieri si è sparsa la voce di una possibile lista di proscrizione fatta dall’ala più dura contro i moderati. Ipotesi che poi non ha trovato conferme ma che ha fatto salire la tensione. «Sappiamo – confessa una colomba – che comunque c’è chi chiede a Berlusconi ogni volta che lo incontra di liberarsi di chi, secondo loro, gli ha fatto solo perdere tempo cercando la strada della trattativa». In realtà però, in questi giorni Berlusconi sembra non voler ascoltare alcun politico ma affidarsi solo ai consigli della famiglia. E i figli da settimane lo pressano perché scelga una via meno traumatica di quella della rottura della maggioranza di governo. Una delle ipotesi sul tappeto è quella di dimettersi da senatore prima del voto definitivo sulla sua decadenza in aula a palazzo Madama. Gesto che gli consentirebbe di sperare in una mano tesa dal Quirinale. Con Napolitano, infatti, in questo momento i rapporti sono ridotti al minimo. E molti osservatori sottolineano che né il Presidente della Repubblica né il premier sono più disposti a tollerare le continua minacce del leader del Pdl. In caso di una crisi di governo il Capo dello Stato sembrerebbe addirittura disposto a dimettersi pur di non tornare al voto. Allo stesso modo non arrivano segnali incoraggianti neppure dal Pd. Le trattative delle colombe del Pdl con i moderati dei Democratici si sono infatti arenate sulla richiesta di spostare la decisione della Giunta più avanti, fino ad aspettare la decisione della Corte di Appello di Milano – il 19 ottobre – sull’interdizione dai pubblici uffici. Ma dal Pd la risposta è stato un secco no. Così, ancora una volta, l’ultima decisione torna di nuovo a Berlusconi.
Berlusconi pronto al discorso in tv
Il Cavaliere vuole intervenire in diretta per difendersi dalle accuse Il voto della Giunta il 18 settembre. Scontato il sì alla sua decadenza
