Politica

La fretta dei Democratici rompe la tregua in Giunta

Scontro sul calendario, il Pd vuole arrivare subito al voto. Buemi: «C’è l’ordine di far cadere Letta»

Un giorno. Forse due. È bastato questo breve lasso di tempo a far saltare la già fragile tregua tra Pd e Pdl nella Giunta delle Elezioni del Senato che dovrà decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Ad accendere la miccia è stata stavolta la compilazione del calendario per i prossimi incontri dell’organismo presieduto da Dario Stefàno di Sel. Giacomo Caliendo del Pdl aveva inizialmente chiesto quattordici giorni per la discussione sulla relazione scritta da Andrea Augello, i Democratici invece sono insorti chiedendo di convocare una serie serratissima di riunioni per arrivare al voto definitivo già lunedì o al massimo martedì prossimo. A quel punto i rappresentanti del Pdl hanno proposto l’incontro conclusivo per giovedì 19, ma le parti non si sono ulteriormente avvicinate e così spetterà al presidente Dario Stefàno proporre oggi, all’inizio della terza riunione settimanale della Giunta, una mediazione per evitare la rottura su una questione che appare meramente formale. Eppure gli animi, all’ingresso dell’Ufficio di presidenza che avrebbe dovuto solo stilare il calendario (che va approvato all’unanimità) sembravano più distesi rispetto ai giorni scorsi. L’ultima mediazione proposta di Augello, che aveva trasformato le tre pregiudiziali alla sua relazione in altrettante questioni preliminari, aveva messo tutti d’accordo. Il Pd e il M5S erano soddisfatti per aver ottenuto il voto unico sulla relazione, al termine del quale il documento di Augello sarà presumibilmente bocciato e il relatore sostituito. Il Pdl, a sua volta, era riuscito ad allungare i lavori in Giunta dato che sulla relazione, a differenza che sulle pregiudiziali, ogni membro dell’organismo ha diritto a venti minuti di intervento e ogni gruppo a un’ora per le conclusioni. Calcolatrice alla mano fanno 440 minuti per i senatori (che in Giunta sono 23, ma il presidente si astiene) e altri 480 per gli otto gruppi rappresentati. In tutto 920 minuti, poco più di 15 ore, ammesso e non concesso che ognuno dei presenti voglia usufruire di tutto il tempo a propria disposizione. Calcolando ancora cinque ore circa per ogni riunione - a partire da quella fissata per oggi alle 15 - il voto sulla relazione Augello potrebbe arrivare al termine dei prossimi tre incontri o all’inizio del quarto. Incontri che, in ogni caso, Pd e M5S vorrebbero stilare a tamburo battente, fissando oltre a quella di oggi un’altra riunione per domani e una magari anche per sabato. «Chiederemo che i lavori vadano avanti a oltranza - tuona il senatore grillino Michele Giarrusso - perché la legge Severino è chiarissima e dice che la decisione va presa "immediatamente". Qua sono passati quasi due mesi». Di tutt’altro avviso il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama Renato Schifani: «Vorrei far notare agli italiani - accusa - che solitamente la Giunta si riunisce una volta la settimana e basta. Adesso, per il caso Berlusconi, già in questa settimana si riunisce tre volte. Ha un calendario intensissimo per il futuro. Credo che il "due pesi e due misure" sia sotto gli occhi di tutti, è un fatto spiacevole». Ma a sorpresa contro i Democratici arrivano anche gli strali del membro socialista della Giunta, Enrico Buemi, eletto proprio nelle file del Pd, che mentre la discussione si infiamma abbandona polemicamente l’Ufficio di presidenza e accusa senza mezzi termini Largo del Nazareno di voler accelerare la caduta di Letta: «Con questo clima non si va avanti - denuncia - si torna a ieri sera (martedì, ndr): basta diktat che arrivano dalla parte del centrosinistra. Non si riesce a trovare il punto di accordo per tre giorni di differenza. Il Pd vuole fare cadere il governo che appoggia». Accuse che vengono rispedite al mittente dalla democratica Stefania Pezzopane («L’Italia non può stare per settimane a discutere delle vicende che riguardano una sola persona. Buemi ha detto frasi inopportune») ma che trovano sponda dalle parti del Pdl: «Il sussulto di dignità del senatore Buemi - spiega il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri - evidenzia l’unica logica che muove il Pd e i modi di azione di quel partito. Il nemico va abbattuto in ogni caso, anche se a rimetterci sono le ragioni del diritto e della libertà». Oggi, come detto, Stefàno proverà a mediare. «Non vedo molta distanza tra le parti - ha spiegato il presidente della Giunta - e credo di poter raggiungere un accordo domani (oggi, ndr) a inizio seduta. In ogni caso non si parla di giorni, ma della prossima settimana. Il Pdl si è detto disponibile a chiudere per giovedì prossimo». A quel punto, anche in caso di bocciatura della relazione Augello, l’iter della decadenza di Berlusconi dovrebbe essere ancora molto lungo. Ma per salvare il governo Letta potrebbe già essere troppo tardi.

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