Aspettare. Per vedere se le trattative, serratissime, tra l’ala più dialogante del partito Democratico e il Pdl sono riuscite a portare il «caso Berlusconi» fuori dal pantano in cui è finito. E ad allontanare, almeno per un po’, lo spettro della crisi e delle possibili elezioni. Il barometro della rottura con il governo ieri ha segnato un giorno di tregua dopo la tempesta annunciata lunedì sera. «E ogni giorno che guadagnamo è un piccolo passo avanti» commenta una delle «colombe». I segnali che sono arrivati dal Cavaliere vanno tutti in questa direzione: il leader del Pdl è infuriato, si trattiene a stento, ma ancora una volta ha ascoltato chi lo invitava ad avere pazienza, a non «strappare». Così è rimasto ad Arcore, preferendo non spostarsi a Roma dove era stata addirittura messa in programma una riunione serale con i collaboratori più stretti e poi ha fatto saltare anche il faccia a faccia con i gruppi parlamentari prevista per oggi all’ora di pranzo. Insomma la conferma che Berlusconi vuole aspettare di capire quale sarà l’atteggiamento del Pd in Giunta, se i colloqui che si sono accavallati tutto il giorno – specialmente tra i ministri delle due sponde – hanno portato a un «ammorbidimento» delle posizioni. A villa San Martino ieri ha incontrato di nuovo i figli, Gianni Letta, Angelino Alfano, e con loro ha ripercorso tutti gli scenari possibili. Soprattutto quelli che si aprirebbero nel caso decidesse di ritirare la delegazione del Popolo della Libertà dall’esecutivo. Ipotesi che i familiari gli hanno ripetuto porterebbe più danni che benefici. Ma con la figlia Marina avrebbe anche parlato ancora una volta della possibilità di chiedere la grazia. L'idea, prospettata a più riprese all'ex premier, è di un'uscita di scena concordata, con riabilitazione della sua immagine, ma pagando il prezzo di lasciare la politica. Non sarà un caso se lo stesso Cavaliere, ieri mattina al telefono con un senatore che gli ricordava il suo attuale ruolo a palazzo Madama, abbia scherzato dicendo «io tra due giorni sarò un apolide, senza patria, senza rappresentanza».Ed è proprio questo che i figli vogliono evitare al padre. Intanto però il Cavaliere si aspetta poco o nulla dai suoi avversari politici, anche se un eventuale slittamento dei tempi di qualche mese potrebbe consentire di ragionare sulla sua decadenza in maniera più pacata. Dando alla politica il tempo di trovare qualche altra soluzione. Per questo ieri il Cavaliere ha acconsentito di prendere altro tempo, di aspettare a lanciare dichiarazioni bellicose e a mettere ancora una volta sotto attacco Enrico Letta. Questo però non vuol dire che prevalga l’ottimismo. L’ala più dura del Pdl insiste per arrivare subito a un chiarimento, a una scelta. «La questione non si risolve semplicemente spostando la decisione qualche giorno o qualche settimana più avanti – ragiona uno dei "falchi" – questa è solo l’ennesima presa in giro. E il nostro partito non può accettarlo». Per questo la partita che il Pdl gioca in Giunta per le Immunità è delicatissima, sul filo del rasoio. Anche perché, sottolinea un parlamentare del Popolo della Libertà, gli esponenti del Pd che siedono in Giunta fanno tutti parte dell’ala più intransigente del Partito Democratico, sono quasi tutti di provenienza Ds. «Bisogna vedere se nel Pd riusciranno a convincerli a seguire una strada diversa» commenta ancora una «colomba». Ma a dare una mano alla trattativa fra Pd e Pdl ieri è arrivata anche la dichiarazione di Giorgio Napolitano. «Se noi non teniamo fermi e consolidiamo questi pilastri della nostra convivenza nazionale tutto è a rischio, tutto può essere a rischio» ha spiegato ieri parlando al Quirinale in occasione dell'incontro al Quirinale con una delegazione del comune di Barletta per il 70° anniversario della ribellione all'occupazione nazista della città. Parole che nel Popolo della Libertà sono state lette come una vera e propria «tirata di orecchie» alla parte dei Democratici decisa ad espellere nel minor tempo possibile Berlusconi dal Parlamento e aprire così una crisi. «Purtroppo in questa vicenda gioca una ruolo fondamentale anche la partita congressuale interna ai Democratici – sottolinea un ministro berlusconiano – c’è lo scontro fra chi, come i lettiani e l’area degli ex Popolari, è favorevole al dialogo, mentre la parte dei Ds, specialmente quelli che fanno capo a Bersani di dialogo con noi non vuole neppure sentir parlare».
Il Cav aspetta ancora Ma la crisi è a un passo
Berlusconi convinto dai figli a non far precipitare la situazione. Trattative serrate tra i moderati Pd e Pdl
