Adam è un rifugiato del Darfur. Carol è siriana, da un anno rifugiata in Italia. È un’insegnate ed è tra gli stranieri che ieri hanno incontrato Bergoglio al centro Astalli per i rifugiati. «I nostri ragazzi - ha detto rivolgendosi al Pontefice - sono stati tutti arruolati o uccisi in una guerra per noi senza senso. Ce li stanno ammazzando tutti. Dovranno passare almeno 50 anni prima che in Siria si possano avere nuove generazioni. Siamo un Paese senza futuro. Ai nostri figli viene di fatto impedito di andare a scuola. Oggi in Siria mandare un bambino in un’aula ad imparare vuol dire accettare il rischio di non vederlo tornare vivo».«Scappiamo dalle nostre case - ha continuato - dalle nostre famiglie, dal nostro passato perché non abbiamo alternativa. L’unica speranza è di giungere vivi in Europa. Un’Europa che sognavamo accogliente e aperta. Purtroppo neanche qui le nostre sofferenze trovano pace. I nostri diritti umani e la nostra dignità troppo spesso vengono calpestati dall’indifferenza e dalla superficialità con cui ci capita di essere trattati» «Oggi - continua Carol - affido al suo cuore e alle sue mani il mio popolo. Io e i miei fratelli siriani presenti qui possiamo offrirle solo ferite profonde e pesanti eredità di dolore. Siamo anche testimoni delle sofferenze dei nostri fratelli cristiani in Siria. Siamo qui in Italia, molti di noi si trovano in altri Paesi Europei. Siamo scappati dall’orrore ma non ci sentiamo ancora in salvo. Santo Padre, rivolgiamo a lei la nostra preghiera. I Siriani in Europa sentono grande la responsabilità di non essere un peso, vogliamo sentirci parte attiva di una nuova società».
Adam e Carol che sognano un’Europa aperta
Adam è un rifugiato del Darfur. Carol è siriana, da un anno rifugiata in Italia. È un’insegnate ed è tra gli stranieri che ieri hanno incontrato Bergoglio al centro Astalli per i rifugiati. «I...