Politica

Il Cavaliere ricorre alla Corte europea

«Diritti violati, la legge Severino non è retroattiva» Domani via alla Giunta per le elezioni in Senato

«Silvio Berlusconi contro Italia». È stato depositato alla Giunta per le elezioni del Senato il ricorso alla Corte europea di Strasburgo da parte dei legali del Cavaliere sulla condanna a 4 anni nel processo Mediaset, sentenza resa definitiva dal pronunciamento della Cassazione. Trentatre pagine sottoscritte dall’ex premier per spiegare che la legge Severino, in virtù dell’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non può essere applicata in modo retroattivo. Nel caso specifico, perché sarebbero lesi «senza alcuna possibilità di rimedio il diritto di Silvio Berlusconi, leader di uno dei maggiori partiti politici italiani, di continuare a rivestire la carica di senatore» - si legge nel testo del ricorso - e la «legittima aspettativa degli elettori alla sua permanenza in carica per tutta la durata della legislatura nella quale è stato democraticamente eletto». Berlusconi pertanto «chiede alla Corte di dichiarare la responsabilità dello Stato italiano» perché l’applicazione, nei confronti del ricorrente, «delle disposizioni del d.lgs. n. 235/2012 (la legge Severino, ndr) in tema di incandidabilità e conseguente decadenza del mandato parlamentare a seguito della condanna per fatti commessi anteriormente alla sua entrata in vigore, è contraria al divieto di retroattività delle sanzioni penali». Non solo, tale applicazione «lede il principio di legalità, sufficiente predeterminazione e proporzionalità delle sanzioni penali», tutti diritti tutelati dalla legislazione in materia di diritti dell’uomo. I legali del Cavaliere contestano inoltre che l’«incandidabilità prevista costituisce una restrizione del diritto di elettorato passivo del ricorrente» e una violazioe del «divieto di discriminazione». La data del documento è quella del 7 settembre 2013 e nel ricorso sono allegati 14 atti, fra i quali la sentenza della Cassazione del primo agosto, la sentenza della Corte d’Appello di Milano dell’8 maggio e quella del Tribunale del capoluogo lombardo del 26 ottobre 2012. Tra gli allegati anche l’ordine di carcerazione e la conseguente sospensione, i pareri pro veritate dei sei giuristi e articoli di giornale sulle posizioni dei membri della Giunta. Nell’esposizione dei fatti che hanno spinto il Cavaliere a fare ricorso a Strasburgo, i suoi legali sottolineano la violazione di diversi diritti nella vicenda della sentenza del processo Mediaset. Oltre a rivendicare l’applicazione del divieto di retroattività delle sanzioni penali e a denunciare la lesione del principio di legalità e sufficiente predeterminazione e proporzionalità delle sanzioni penali,nel documento si rileva la «violazione del diritto a libere elezioni» a causa della «restrizione dell’elettorato passivo», la lesione del diritto a ricoprire la carica di parlamentare visto il «vizio di arbitrarietà e sproporzione della sanzione comminata» e la violazione del «diritto a un ricorso effettivo» dal momento che «l’ordinamento italiano non prevede alcun rimedio interno» per far valere «l’eventuale contrasto delle norme della legge Severino con la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo». Il ricorrente Berlusconi sottolinea come si tratti di un’«importante questione di interesse generale» in grado di avere «notevoli implicazioni per i sistemi giuridici interni e per il sistema europeo», argomentano i legali che avanzano una richiesta «a titolo di riparazione»: la condanna dello «Stato italiano ai sensi dell’art. 46 par. 1 Cedu» ad adottare tutte le misure necessarie a «rimuovere integralmente gli effetti pregiudizievoli» delle «violazioni» contestate da Berlusconi per salvaguardare il «diritto di elettorato passivo del ricorrente e la sua possibilità di partecipare alle prossime consultazioni elettorali». Sulla materia i giuristi continuano a dividersi. Dieci costituzionalisti, tra cui i docenti Alessandro Pace de La Sapienza e Salvatore Bellomia di Tor Vergata, hanno pubblicato sul sito di petizioni Avaaz.org un documento sostenuto da 145mila utenti. Il titolo della campagna è esplicito: «Salvare Berlusconi è illegale». Così come l’incipit della lettera al presidente della Giunta per le immunità Dario Stefàno che l’accompagna: «Vi chiediamo di dare inizio a una nuova era in Italia, rendendo chiaro che la legge è uguale per tutti, incluso Berlusconi». Messo agli atti il ricorso a Strasburgo, a Roma domani inizia l’iter di discussione nella Giunta per le elezioni sulla decadenza da senatore. Improbabile che si voti subito, ma indicazioni importanti si avranno già dalla calendarizzazione dei lavori. Berlusconi, intanto, sta a guardare e l’annunciato video-messaggio preparato nei giorni scorsi rimane per il momento nel cassetto. Domani si vedrà quando e se il Cavaliere vorrà schiacciare il tasto «play».

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