Silvio Berlusconi merita il lieto fine politico. Lo merita non perché se lo sia guadagnato sul campo, visto che i suoi governi han fatto alcune cose buone e altre pessime, ma perché con la sua parabola ha segnato vent'anni di storia nazionale, da Premier e da capo dell'opposizione, finendo per incarnare una sorta di autobiografia del Paese per chi lo ama e un simbolo da sconfiggere per chi lo odia. Quelli che lo dipingono da sempre come il cattivo dovrebbero sapere che la partita politica che il Cavaliere ha giocato in questi anni è stata una partita democratica e a viso aperto. Non si capirebbe altrimenti come il Pd possa governarci assieme o - in passato - abbia tentato di disegnare con lui riforme costituzionali e istituzionali. È un punto importante questo perché l'ambiguità da fugare dal dibattito pubblico e politico, nelle ultime settimane, quando si parla di come andrà a finire la sua storia politica, riguarda anzitutto il paragone con Benito Mussolini dopo il 25 luglio e dopo la caduta del suo Governo. Ieri, sfogliando il programma dell'VIII Edizione della Summer School (si svolgerà a Frascati, dall'8 al 12 settembre) promossa dalla Fondazione Magna Charta, presieduta da Gaetano Quagliariello, Ministro per le Riforme Costituzionali del Governo Letta ed esponente di spicco del Pdl, ciò che colpiva era il palinsesto del giorno 11 settembre. Alle 14.30 dibattito sul "berlusconismo attraverso le generazioni" (con Mara Carfagna, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri), alle 18 discussione su "Le riforme per una carta sempre giovane" (con lo stesso Quagliariello, Luciano Violante, Dario Franceschini e Renato Schifani) ed alle 20.30 uno spettacolo teatrale, Operazione Quercia. Mussolini a Campo Imperatore, di Pier Francesco Pingitore. Ora è ovvio che si tratti di una pura coincidenza ma il fatto che una giornata in cui si parla di berlusconismo e di riforme costituzionali finisca con uno spettacolo sul Mussolini prigioniero è indicativo di un riflesso dei tempi. Inconscio, ma che c'è. Ed allora scriviamolo una volta per tutte: Silvio Berlusconi non ha mai instaurato un regime, ha vinto per tre volte le elezioni, per due le ha perse ed in una occasione - l'ultima - le ha quasi pareggiate. In corso non ci sono guerre mondiali (per ora e grazie a Dio). Oggi il suo partito, il Pdl, governa con il Pd, perché ha preso i voti e perché Bersani non riuscì, dopo le elezioni di febbraio, a metter su un Governo senza il centrodestra. Berlusconi non ha bisogno di nessun tedesco che faccia un blitz per liberarlo (come invece accadde a Mussolini), non deve compiere nessun trasferimento a Salò per Repubbliche di sangue ma politicamente, da protagonista principale di questi vent'anni, persegue un lieto fine alla propria parabola politica. L'happy end, come nei film di Hollywood, perché in fondo gli Usa con le loro serie tv sono stati tra gli ingredienti principali della sua televisione commerciale degli anni Ottanta e Novanta. L'interrogativo che rende l'attuale situazione politica un continuo movimento tellurico riguarda il modo, il come si possa raggiungerlo questo happy end. La grazia? Il ritiro dalla politica, per lasciare il testimone ad un altro ma con una condanna già definitiva? Le elezioni anticipate? Il Lodo Violante? La prima, la grazia, non dipende dal Cavaliere ma dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La seconda scelta si, dipende da Berlusconi ma potrebbe apparire come una resa agli occhi di molti. La terza è la via più istintiva ma per arrivare al lieto fine richiederebbe un bottino elettorale altissimo per il centrodestra, 42-45% dei voti, senza peraltro cancellare la condanna già definitiva. La quarta, Lodo Violante, per ora non sembra avere i numeri necessari. Una situazione complicata, dunque, perché tutte le vie per un happy end appaiono difficili. Difficili ma non impossibili per la politica. Nel 1981, agli albori dei successi della sua tv commerciale, in un'intervista a Sorrisi e Canzoni, alla domanda "esiste la fortuna?", Berlusconi rispose: "Esiste. È come un jolly in un mazzo di carte". Un jolly che la politica può ancora cercare. Perché con la tetraggine di Campo Imperatore il finale del Cavaliere non c'azzecca. Lui meriterebbe un giro finale di Drive In.
Un lieto fine per Berlusconi
di Massimiliano Lenzi - Silvio Berlusconi merita il lieto fine politico. Lo merita non perché se lo sia guadagnato sul campo, visto che i suoi governi han fatto alcune cose buone e altre pessime, ma...