Politica

Aiutino all’italiana

di Ezio Bussoletti - Oggi a Roma manifestano contro il governo i cosiddetti "tieffini": gli insegnanti che, superando un difficile "Tirocinio Formativo Attivo ordinario (TFA), hanno conseguito l'ido...

Oggi a Roma manifestano contro il governo i cosiddetti "tieffini": gli insegnanti che, superando un difficile "Tirocinio Formativo Attivo ordinario (TFA), hanno conseguito l'idoneità a partecipare ai concorsi a cattedra nella scuola. Il Tfa, adottato in Italia lo scorso anno, pur se non esente da imperfezioni, per la prima volta introduce criteri di meritocrazia nella selezione del personale docente. Finalmente il paese si discosta dalla tradizione secolare di continue sanatorie che immettevano in ruolo vagonate di personale precario non sempre adeguatamente qualificato. Per la prima volta erano state previste selezioni severe che premiano la qualificazione professionale e la capacità pedagogica degli insegnati. I candidati sono stati 115.000 per una disponibilità di 20.000 posti, ma soltanto 11.000 docenti hanno conseguito l'idoneità evidenziando un quadro poco rassicurante sulla qualità della scuola italiana statale. Ma ecco che non ci siamo smentiti come il paese delle patacche e un titolo che avrebbe dovuto essere determinante per l'ottenimento di una cattedra sta rivelandosi l'ennesima beffa verso chi ha meritato di vincere. Infatti, qualcuno ha deciso (chi, il Ministro? Qualche burocrate del Miur?) che non si poteva abbandonare chi non era riuscito a superare la selezione, o chi non ci aveva nemmeno provato, ed è partito "l'aiutino all'italiana": sono stati inventati i Percorsi Abilitativi Speciali (Pas) destinati agli insegnanti con almeno tre anni di servizio che hanno conquistato, molto più facilmente e con minor sforzo, l'abilitazione necessaria per l'ammissione ai concorsi a cattedra. Eccoci di fronte ad una palese violazione del diritto dei vincitori di una selezione severa a vedere riconosciuto il proprio valore e che si vedono accomunati, con gli stessi diritti, a colleghi entrati in idoneità faticando molto meno. Tanto in Italia il merito non paga; l'esempio viene dall'infelice posizione della Segretaria Nazionale della Scuola della Cgil che afferma, a quanto riportato dalla stampa, "per noi l'unico criterio di merito che va valutato è l'anzianità di servizio, l'esperienza sul campo. Introducendo un criterio diverso si sarebbero discriminati i docenti con maggiore anzianità a cui, secondo noi, va invece data la precedenza". Come a dire: largo ai giovani! Che dire poi del concetto per cui un insegnante, anche se poco qualificato, colma le proprie lacune attraverso l'anzianità di servizio? E chi lo formerebbe? Lo Spirito Santo? Constatiamo, purtroppo, che il sindacato è tuttora schiavo della logica della salvaguardia del posto per chi ce l'ha a scapito delle giovani generazioni, spesso molto più qualificate delle precedenti. L'anzianità di servizio fa premio sulla capacità e sul merito! In un paese serio sostenere il merito è elemento qualificante affinché i docenti più preparati, indipendentemente dalla loro anzianità di servizio, abbiano la responsabilità di formare gli studenti. Da noi no!. Anzi, chi è qualificato è frenato mettendolo alla pari con chi ha minori qualificazioni o minore voglia di perfezionarsi. E poi sentiamo regolarmente i politici parlare di competitività; ottenuta come? Vuol dire però che si devono mandare a casa i docenti che non hanno superato i livelli di selezione tipo Tfa? Certamente no. D'altra parte, una classe politica seria ha anche il dovere di assicurare ai cittadini la migliore formazione possibile da parte dello stato, altrimenti la diatriba tra scuola pubblica e privata non ha motivo d'essere per chi vuole difendere la prima se non la si mette in condizione di essere realmente competitiva. I precari senza Tfa possono, con piena dignità, continuare a operare nella scuola ma, non possedendo le stesse qualificazioni di chi ha superato la selezione, dovrebbero accettare retribuzioni minori. Ancora meglio, potrebbero essere distaccati e svolgere altre funzioni in varie istituzioni culturali di solito sempre a corto di personale. La battaglia dei "tieffini" è, a mio avviso, sacrosanta e va sostenuta da quanti sono stanchi di ascoltare parole vuote, promesse mai realizzate, stanchi che si vada avanti sempre con "l'aiutino" e mai per merito. Un paese che non ha a cuore la qualità del proprio sistema formativo è destinato a declinare verso l'irrilevanza internazionale. In molti vorremmo un'Italia diversa e proiettata verso posizioni di leadership come meriterebbe.

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