La prova più evidente dello snaturamento della sinistra italiana dopo un ventennio di opportunistico e incondizionato allineamento al potere giudiziario è il processo politico e mediatico in corso da quelle parti contro l'ex presidente della Camera, e tuttora esponente del Pd, Luciano Violante. Al quale non si perdona la colpa - pensate un po'- di riconoscere "il diritto" di Silvio Berlusconi "alla difesa". Un diritto di cui fa ovviamente parte la proposta alla competente commissione del Senato, e più in generale all'assemblea di Palazzo Madama, di fare sciogliere dalla Corte Costituzionale, nei suoi tempi e modi, ogni dubbio di legittimità sulle norme invocate per la decadenza dell'ex presidente del Consiglio da parlamentare, dopo la sua condanna in Cassazione per frode fiscale. La Corte Costituzionale in 60 anni di attività ha potuto occuparsi di una infinità di leggi, vecchie, nuove e nuovissime, ma di questa che si vorrebbe applicare contro Berlusconi a tamburo battente, e retroattivamente, non potrebbe essere investita. Il rischio è di dilazionare quell'obbiettivo salvifico della Repubblica che è diventato nell'immaginario di certa sinistra l'allontanamento del Cavaliere dal Parlamento. Ogni giorno in più di Berlusconi senatore viene rappresentato come un affronto alla legalità, all'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, all'autonomia della magistratura e via recitando. Chiunque non mostri di avere la stessa fretta di liberarsi del mostro di Arcore si merita, come nel caso di Violante, ed ora anche della nuova ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri, neppure lei scandalizzata all'idea di un ricorso alla Corte Costituzionale, l'accusa di essere "scudo umano" di Berlusconi. Sono parole e titoli del Fatto. Dell'ex magistrato Violante, paragonato negli anni del suo maggiore o più temuto potere nella sinistra italiana dall'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad un personaggio storico della magistratura sovietica di obbedienza staliniana, si è persino arrivati a dire e a scrivere, da quando è cominciato un suo percorso riflessivo e autocritico sullo spinoso terreno dei rapporti fra politica e giustizia, come di un carrierista spregiudicato. Disposto, in particolare, a riconoscere il carattere ormai troppo autoreferenziale e disinvolto del mondo delle toghe pur di guadagnarsi l'appoggio del centrodestra in una presunta scalata alla Corte Costituzionale, per arrivarvi da giudice e uscirne magari da presidente. Questa volta, essendo forse ultranota la tentazione di Giorgio Napolitano di nominare giudice della Consulta fra qualche giorno Giuliano Amato per coprire il seggio che sta per lasciare il presidente uscente Franco Gallo, gli è stata risparmiata questa perfidia. Si è preferito dargli del "traditore" in qualche sezione o riunione di partito. Eppure, se non si fosse accecati, come al solito, dall'antiberlusconismo che li ammorba dalla imprevista sconfitta subita nel 1994 con l'esordio politico del Cavaliere, si potrebbe ben tentare a sinistra un'analisi più realistica dei cambiamenti indubbiamente intervenuti nelle posizioni di Violante. La cui provenienza e quindi profonda conoscenza della magistratura, miste all'esperienza politica e istituzionale accumulata dopo avere dismesso la toga, gli hanno fatto capire e valutare meglio i danni procurati dagli sconfinamenti giudiziari tollerati o addirittura ispirati in passato. Violante non ne ha esplicitamente parlato, ma è alla vicenda umana e politica di Bettino Craxi che egli ha voluto probabilmente e autocriticamente riferirsi quando ha invitato il suo partito a non ripetere con Berlusconi l'errore di negare al suo principale avversario, proprio in quanto tale, l'elementare e insopprimibile diritto alla difesa. La cui negazione, o il cui contrasto, sarebbe indice non di forza ma di debolezza, non di democrazia ma di intolleranza. Proprio quella debolezza e intolleranza, o violenza, che consentirono alla sinistra di liberarsi di Craxi perdendosi però in una lunghissima e non terminata stagione di crisi identitaria. Che è all'origine delle sue ripetute sconfitte: ieri nello scontro con Berlusconi, domani magari con lo stesso Cavaliere o con chi ne dovesse ereditare la leadership. O addirittura con Beppe Grillo, che sbeffeggia impietoso il Pd a trazione sia post-comunista sia post-democristiana, a dispetto di quanti, temendo o desiderando la caduta del governo attuale, corteggiano in funzione antiberlusconiana i senatori pentastellari.
L’imperdonabile colpa di Violante
di Francesco Damato - La prova più evidente dello snaturamento della sinistra italiana dopo un ventennio di opportunistico e incondizionato allineamento al potere giudiziario è il processo...