Politica

«Avanti con le larghe intese però non ad ogni costo»

Gelmini«Per il bene del Paese continuo a sostenere il governo ma se il Pd non riconosce lo stato di diritto ci saranno conseguenze»

«Per il bene del Paese continuo a credere nelle larghe intese, ma sia chiaro non ad ogni costo». Mariastella Gelmini, ex ministro, una delle donne di punta del Popolo della libertà (Pdl ancora per poco, visto che arriverà Forza Italia) non usa mezzi termini. Il senatore Schifani sente aria di crisi: e lei? Se sì, di chi è la colpa? «Il presidente Schifani semplicemente constata che se il buongiorno si vede dal mattino, quanto accaduto nell’Ufficio di Presidenza della giunta per le elezioni non fa ben sperare. Il Pd sembra aver completamente abbandonato la difesa e il rispetto dei principi costituzionali, dello stato di diritto e le prerogative della difesa. Se questi temi verranno trattati con superficialità e sufficienza, addirittura negati, sarà difficile per noi non trarre le conseguenze politiche». Ma il Pd per continuare a governare con voi cosa dovrebbe fare? «Cosa avrebbe dovuto fare, direi. Avrebbe dovuto comprendere l'importanza storica di questa esperienza di governo e la necessità di ricucire il tessuto strappato della Repubblica piuttosto che inseguire il solito antiberlusconismo e parlare il linguaggio identitario che la partita congressuale produce. Il Partito comunista non si sarebbe comportato con questa irresponsabile leggerezza che è sintomo anche di pochezza». In caso di crisi non temete nel Pdl un piccolo 8 settembre, qualche vostro parlamentare che si metta a sostenere un Letta bis? in Italia c’è sempre qualcuno che cambia idea... «Il fatto che il cambio di casacca sia un costume molto praticato non autorizza a pensare che possa riguardare il Pdl. Sono certa della nostra compattezza e dell'assoluta lealtà basata sulla stima e l'affetto che lega tutti i parlamentari, nessuno escluso, al nostro leader Silvio Berlusconi. Anche in passato abbiamo combattuto battaglie difficili con esiti alterni, ma la nostra unità non è mai stata messa in discussione». Non temete un'alleanza punitiva verso Berlusconi, tra Grillo e il Pd? «Non credo Beppe Grillo così sprovveduto da andare in soccorso di un partito che un'eventuale rottura troverà sicuramente dilaniato. Oggi questa babele di linguaggi è coperta dal clima precongressuale e sembra solo una fioritura di posizioni, mentre è il sintomo di una grande confusione che non porterà niente di buono». Cosa pensa della Grazia? Andrebbe chiesta? «Trovo assurdo che nel nostro Paese si discuta dell'opportunità che un uomo come Silvio Berlusconi, imprenditore di successo, insignito dell'onorificenza di Cavaliere del Lavoro, leader politico che più volte in qualità di presidente del Consiglio ha rappresentato il nostro Paese in importanti summit internazionali debba chiedere la Grazia in seguito, peraltro, ad una condanna ingiusta che ha inaugurato un nuovo genere letterario, ovvero il deposito delle motivazioni della sentenza direttamente in edicola. Sono convinta che sia un atto doveroso garantire l'agibilità politica a Silvio Berlusconi». Berlusconi ha registrato il videomessaggio. Lei lo ha visto? Se si, cosa dice? «Non so se abbia registrato il videomessaggio, certamente il presidente sta lavorando al lancio del nuovo partito. Nessuna sentenza può privare Berlusconi della leadership che milioni di italiani gli riconoscono». Vedremo presto il Cavaliere in tv per la campagna d'autunno? «Se il Pd non ascolterà e non darà il giusto peso alle riflessioni di illustri costituzionalisti e giuristi - da ultimo le considerazioni ponderate di Nordio e Boato - sul diritto alla difesa che legittimamente contempla la facoltà di ricorrere alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea dei diritti dell'uomo sull'applicabilità della legge Severino, si assumerà la responsabilità di mettere fine alle larghe intese, cancellando del tutto quel clima di pacificazione che Berlusconi per primo volle mentre Bersani ancora vaneggiava maggioranze con il MoVimento 5 Stelle». Quando è nato il governo Letta si parlava di pacificazione. È andata male: l'Italia è condannata ai guelfi e ai ghibellini? «Io penso che noi abbiamo fatto molto. Abbiamo compiuto con Berlusconi il primo passo (e non era la prima volta...) e cercato in numerose occasioni di creare condizioni nuove e diverse per il futuro del Paese. La crisi ci imponeva e ci impone la ricerca di un impegno comune e la messa in comune delle migliori risorse ed energie. Ma il Pd risponde ancora con il vecchio adagio della "diversità morale", nonostante abbia conosciuto errori, colpe e responsabilità come ogni forza politica democratica. Il Pd conserva un'arroganza e una superbia da cui figure come Napolitano e Violante hanno saputo prendere le distanze, al servizio di una cultura politica nazionale condivisa. Certo che se anche Enrico Letta facesse la sua parte...». Mandi un consiglio a Berlusconi... «Non ha certo bisogno di consigli. Sono certa che continuerà ad avere l'Italia nel cuore». E a Giorgio Napolitano cosa dice? «Presidente noi ce l'abbiamo messa tutta».

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