Politica

Su Silvio la Giunta rinvia. Letta non si scompone: «Sono ottimista, avanti»

Lunedì l’incontro per decidere il calendario Ministri del Pdl pronti a dimettersi

La Giunta delle elezioni non trova un compromesso e rinvia a lunedì la decisione sul calendario per esaminare la decadenza da senatore di Berlusconi. Il Pdl vorrebbe tempo per valutare se la legge Severino sia applicabile al caso dell’ex premier. Il Pd punta, invece, a chiudere la partita il prima possibile. Il clima è rovente. Tanto che resta concreta l’ipotesi che i ministri del Pdl possano fare un passo indietro. L’ufficio di presidenza del partito, previsto per venerdì, dovrebbe sciogliere il nodo. Intanto ci pensa il presidente del Consiglio Enrico Letta a tentare di placare gli animi. In ogni caso la strada del governo di larghe intese resta accidentata. «Se cade Berlusconi cade anche il governo. Vogliamo risposte precise dal Pd, se non ce le danno è impossibile rimanere insieme» dice senza mezzi termini Altero Matteoli, a margine della riunione dei senatori Pdl a Palazzo Madama. Nel frattempo nella Giunta delle elezioni si consuma lo strappo. I senatori del Pdl (Giacomo Caliendo e Nico D’Ascola) chiedono che lunedì 9 il relatore Andrea Augello (Pdl) faccia la sua proposta alla giunta e che i componenti abbiano una settimana di tempo per esaminarla. «Abbiamo studiato ed esaminato per un mese» replicano i senatori Pd in collegamento costante con Stefania Pezzopane, unica dem presente alla riunione. La giunta venga riconvocata martedì 10, è la controproposta di Pd e M5S. Alla fine la decisione sulla calendarizzazione dei lavori viene rinviata. L’appuntamento è per lunedì alle 15. «Abbiamo deciso che nella seduta di lunedì ci sarà la relazione di Augello e poi chi si iscriverà a parlare avrà diritto a iniziare la discussione generale. Poi sarà la giunta a fissare la nuova seduta», spiega il presidente Dario Stefàno. La seduta andrà avanti a oltranza? «Dipenderà dagli interventi» risponde Stefàno ai cronisti ma, assicura, «non sarà un voto politico. Troveremo una data per non dilazionare troppo i tempi ma che ci consenta di svolgere i dovuti approfondimenti». A mettere un freno all’ottimismo del presidente ci pensa il senatore del Psi Enrico Buemi: «C’è qualcuno, nel M5S, che è venuto vestito con la pelle di leopardo, con la clava in mano, che pensa che la questione è risolvibile in un’unica serata, questo non è possibile. Noi vogliamo ascoltare la relazione con attenzione, evidentemente non vogliono fare altrettanto quelli che hanno la mano sulla cordicella della ghigliottina», attacca. «Non abbiamo nessuna fregola, non è che vogliamo votare la relazione di Augello alle 5 del pomeriggio del 9», assicura Felice Casson, membro della giunta in quota Pd. L’iter del fascicolo che riguarda Silvio Berlusconi, nonostante il calendario non sia stato stabilito, è dettato dalla prassi. Dopo la presentazione della proposta di Augello - che potrà andare nella direzione di una convalida dell’elezione dell’ex premier, della sua decadenza o verso altri approfondimenti - comincerà la discussione generale. Al termine si procederà con il voto della relazione. Qualora questa venisse bocciata (si prevedono 7 voti favorevoli e 15 contrari) sarà il presidente Stefàno a dover individuare, tra coloro che hanno votato «no», un nuovo relatore che dovrà presentare una proposta diversa. «I tempi - assicura Casson - non saranno lunghi, perché tutti abbiamo studiato il fascicolo e abbiamo chiara la vicenda». Prima della nuova votazione, si aprirà la fase pubblica della «contestazione» in cui Berlusconi o i suoi legali potranno scegliere di essere ascoltati. Dopo il voto palese della giunta alla nuova relazione, la palla passerà all’aula di Palazzo Madama. Il confronto è serrato. Un’eventuale crisi di governo «dipende dal comportamento di altri partiti e non dal nostro», avverte Schifani. Replica il segretario del Pd, Guglielmo Epifani: «Ancora una volta assistiamo a toni più o meno minacciosi che poi diventano più o meno minacce nei confronti del Paese, dell’Italia, della sua condizione, della sua stabilità e dello sforzo che sta facendo per uscire dalla crisi». Il premier guarda avanti e fa il pompiere. «È molto importante che il governo continui a lavorare insieme per il bene dell’Italia e degli italiani - spiega Enrico Letta alla tv russa al suo arrivo a San Pietroburgo, dove prenderà parte oggi e domani ai lavori del G20 - Ci sono opportunità importanti per la ripresa, non dobbiamo sciuparle ma coglierle». Per Letta «i quattro mesi di lavoro alle spalle dimostrano che la maggioranza può lavorare insieme». Insomma, il premier guarda il bicchiere mezzo pieno: «Io sono ottimista e ho il dovere di essere determinato». Le donne nel governo? «Ho voluto che il mio governo fosse il governo con il maggior numero di donne della storia italiana. Oggi posso dire che la scommessa è vinta, anche dal punto di vista della qualità. Le donne del governo stanno facendo un ottimo lavoro e sono di gran lunga meglio degli uomini». Il premier ha parlato anche di Europa: «Bisogna lavorare per costruire, realizzare risultati e unire. Per questo è fondamentale che l’Europa dia risultati positivi. La Ue non deve essere austerità, tagli, nuove tasse, sigle incomprensibili, deve parlare con un linguaggio comprensibile. L’Europa dia risposte concrete».

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