Politica

Le incognite dietro la crisi

Enrico Letta ha lanciato, ieri, un messaggio rassicurante dicendo di essere ottimista, ma aggiungendo, a sottolineare che l’ottimismo è forzato: «Ho il dovere di essere determinato». È il massimo che poteva dire in una situazione sempre più complicata. E più confusa. I venti di crisi soffiano e gli intervalli di bonaccia diventano sempre più brevi. Sono fattori che spingono alla rottura sia la chiusura del Pd alle richieste del Pdl di riflettere sulla costituzionalità della legge Severino malgrado i pareri di giuristi e le perplessità del ministro della Giustizia, sia la fretta dello stesso Pd per giungere alla decadenza di Berlusconi da senatore. Che l’eliminazione del leader del centro-destra possa riflettersi sulla vita dell’esecutivo è ipotesi realistica. Questo governo, che non è frutto di alleanze organiche né di vere «larghe intese», prima che dai partiti, è stato voluto, con determinazione, da Berlusconi. Il che spiega, a prescindere dalle vicende del leader del centro-destra, perché la sua sopravvivenza sia, in qualche misura, legata a quella politica del Cavaliere. E perché, qualora questi decidesse di staccare la spina, i ministri del Pdl, anche quelli in cuor loro non convinti, sarebbero costretti a seguirlo. La crisi è, dunque, possibile. I margini per evitarla sono esigui. Stando a certe voci, il ritiro della delegazione del Pdl potrebbe avvenire anche domani. Berlusconi ha interesse a radicalizzare la situazione e spingere al voto in una situazione nella quale, sondaggi a parte, il Pd non è compattato attorno a un leader. Ma la politica è l’arte di rendere possibile l’impossibile. L’apertura di una crisi potrebbe non portare automaticamente a elezioni. Il presidente della Repubblica ha più volte manifestato contrarietà di principio allo scioglimento delle Camere ventilando persino l’ipotesi di dimissioni. Cosa non ipotizzabile perché lascerebbe il Paese senza capo dello Stato e senza governo in un momento internazionale delicatissimo con una guerra incombente. La discutibile nomina della pattuglia di senatori a vita suona come una minaccia di ribaltone. Che sia realizzabile o non è altro discorso. Una sola riflessione amara, parafrasando il titolo di un celebre libro di Hans Fallada: E adesso, povera Italia?

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