Politica

Il rottamatore arruola un altro «rottamato»

Anche Bassolino si schiera a sostegno del sindaco. E sorge il dubbio: stanno cercando di affossarlo?

Ormai il dubbio comincia a serpeggiare. Non è che tutto questo entusiasmo nei confronti di Matteo Renzi sia in realtà un tentativo di ingabbiarlo e affossarlo? Una cosa è certa, il seguito del sindaco di Firenze sta diventando ingombrante. Non fosse altro perché cominciano ad apparire i volti di vecchie conoscenze della politica italiana. Fin troppo vecchie. Della lista fanno già parte, ad esempio, Leoluca Orlando e Enzo Bianco, due che facevano i sindaci di Palermo e Catania alla fine degli anni ’80 e che, dopo un giro in Parlamento, sono tornati a Palermo e Catania da primi cittadini. Poi c’è Piero Fassino. Segretario dei Ds tra il 2001 e il 2007, oggi sindaco di Torino. È da un po’, a dire il vero, che ha avviato il percorso di avvicinamento. Peccato che meno di un anno fa, in occasione delle primarie, firmasse un documento (assieme a un nutrito gruppo di sindaci), per spiegare che «la strada della rinascita» del nostro Paese era quella tracciata da Pier Luigi Bersani candidato premier del centrosinistra. Se queste sono le premesse all’appello non poteva mancare, ovviamente, Antonio Bassolino. Il «vicerè» di Napoli, proprio ieri, ha spiegato che Renzi è «in questo momento la personalità che più di ogni altra può spostare forze e voti in maniera tale da far vincere il centrosinistra». Anche lui, quindi, ha deciso di salire sul carro del vincitore. Che però, giunti a questo punto, comincia a rischiare. Un po’ perché d’ora in avanti sarà difficile presentarsi come una personalità completamente slegata dalle logiche di potere che hanno gestito il partito. Un po’ perché quando la compagnia diventa troppo nutrita è normale che riemergano vecchie ruggini. È il caso di Dario Franceschini e Walter Veltroni. Quelli che, fino a poco tempo fa, Matteo descriveva come «disastro» e «vicedisastro». Il primo, a sorpresa, ha dichiarato qualche giorno fa di essere pronto a sostenere il sindaco. E il primo ad esserne sorpreso è stato proprio l’ex segretario che, nel 2007, lo scelse come vice. «Sì - commenta Veltroni ospite della Festa democratica di Genova - mi ha stupito l’endorsement di Franceschini a Renzi, ma dovrà concordare sulla piattaforma politica, che mi auguro sia innovativa. A me interessa la linearità politica non i ragionamenti di opportunità». Un frecciatina che vale molto più di mille parole. Certo, qualcuno potrebbe eccepire che anche Walter in passato ha avuto qualche divergenza con Matteo. Ma ora il peggio è alle spalle. Non a caso lo indica addirittura come il suo «erede»: «Contenuti, idee e programmi di Renzi sono interessanti, ci vedo sintonia con l’ispirazione originaria del Pd, quella del Lingotto che ci portò al 34%, quella che condivido». «Io non credo che non sia portatore di idee - prosegue -, ma penso che lo debba fare in maniera chiara per evitare quello che successe a me nel 2007. Il consiglio che gli dò è che sia chiara, cristallina e inequivoca la sua intenzione politica, i suoi programmi e contenuti, in modo che attorno a lui si aggreghino delle persone che ci credono davvero e che non lo fanno opportunisticamente. Bisogna che ci stia chi condivida una linea». Lui, se la proposta è chiara, è pronto a sostenerlo. E mentre Gianni Cuperlo allontana l’idea di un ticket con Renzi per evitare lo scontro congressuale; mentre Pippo Civati sottolinea che tutti questi endorsement sono «un problema» per Matteo; Guglielmo Epifani torna alla carica sulla data del congretto: «La concessione delle date le fanno i sovrani, io non posso concedere nulla, lo statuto affida ad altri la fissazione della data». È proprio vero, certe cose non cambiano mai. Basta dare un’occhiata ai sostenitori del futuro segretario Pd.

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