Dopo l’apertura sulla rappresentanza dei «duri e puri» della Cgil nelle fabbriche Fiat, la Fiom incassa e torna alla carica: nessuno sconto. «Che serva una legge sulla rappresentanza noi lo diciamo da tre anni, ma non si può fare solo per fare un piacere alla Fiat », ha detto il segretario generale Maurizio Landini. Il riferimento è alle richieste del Lingotto a governo e Parlamento per riprendere a investire in Italia. «Una legge sulla rappresentanza non può rispondere a un accordo tra privati ma ai principi previsti dalla Costituzione», continua Landini che sottolinea come non sia certo «che questo accordo funzioni. Inoltre - ha aggiunto - c’è bisogno che il governo cancelli l’articolo 8 che ha introdotto in Italia la possibilità di fare accordi tra privati in deroga alle leggi del nostro Paese, cosa che non esiste altrove». Il rappresentante delle «tute blu» Cgil non è d’accordo con Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, che ha sottolineato che una legge ad hoc non serve ma è sufficiente l’accordo con Confindustria per la rappresentanza sindacale. «Spero che Marchionne ci ripensi - ha detto Bonanni - Gli investimenti promessi servono a noi ma anche alla Fiat, perché non farli significa tagliarsi le gambe». Quanto a Landini, è la «Fiom che si è fatta fuori da sola. Sono loro che si vanno a cacciare nei guai, se non riconoscono né le maggioranze, né le regole fondamentali delle relazioni industriali». Il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, è d’accordo con Bonanni: «Ha ragione, le regole ci sono già e sono state prodotte dalle stesse organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori». Il senatore del Pd Massimo Mucchetti vuole portare Marchionne a riferire alle Camere. «Quando leggo sui giornali che la Fiat dice che rinuncerebbe alla presenza in Italia se non c’è la legge sulla rappresentanza, a me vengono dei grandi dubbi, perché a ca nisciun è fess ...», ha detto annunciando a nome della Commissione Industria del Senato di aver invitato «con una lettera ufficiale l’ad della Fiat a venire a confrontarsi in Parlamento». Intanto gli operai di Pomigliano hanno ricevuto ieri la visita del vescovo di Nola, Beniamino Depalma. Ad accoglierlo il direttore dello stabilimento Giuseppe Figliuolo che lo aveva accusato di sostenere le posizioni di violenti. Una riconciliazione che si spera di buon auspicio.
Fiom incassa e rilancia: nessun favore al Lingotto
Dopo l’apertura sulla rappresentanza dei «duri e puri» della Cgil nelle fabbriche Fiat, la Fiom incassa e torna alla carica: nessuno sconto. «Che serva una legge sulla rappresentanza noi lo diciamo...
