Politica

Centrodestra forte per l’Italia

di Benedetto Ippolito - Finalmente lunedì scorso, alla festa dell'Unità di Bologna, Matteo Renzi ha rotto gli indugi. Ha parlato al suo popolo che l'ha accolto entusiasta. Il fatto politico è...

Finalmente lunedì scorso, alla festa dell'Unità di Bologna, Matteo Renzi ha rotto gli indugi. Ha parlato al suo popolo che l'ha accolto entusiasta. Il fatto politico è importante, sebbene sia, in realtà, l'evoluzione naturale di una lunga storia. Come sempre, il sindaco di Firenze ha dimostrato di avere capacità di parlare alla gente, di sintonizzarsi con un elettorato molto tradizionale ma anche bisognoso di allargare i propri spazi e i propri orizzonti. Chi non ha vissuto fuori dalla società, in questi mesi, sa bene che tutti a sinistra lo vogliono alla guida del partito e che molti non di sinistra si lascino trascinare dal suo ragionamento. In questo Renzi, nonostante l'origine cattolica, non è un democristiano. Anzi, veramente democristiano sembra il suo più autorevole e compassato rivale, Enrico Letta. Rilevante è stato, in ogni modo, l'endorsement che su Renzi ha espresso Dario Franceschini e l'area YouDem. A Genova, il ministro dei Rapporti con il Parlamento gli ha offerto il futuro difficile sostegno della corrente veltroniana che ha fondato il partito. E se si pensa che Massimo D'Alema in TV aveva già indicato il toscano come ottimo segretario, è stato ufficializzato così un solido accordo precongressuale. Anche se dovesse emergere, infatti, una figura come Gianni Cuperlo a incarnare l'opposizione interna, Renzi, comunque, avrebbe sulla carta l'80% dei consensi. L'ex rottamatore insomma ce l'ha fatta. Dopo l'uscita di scena di Pierluigi Bersani, il quale comunque ha imposto una nomenclatura giovane e agguerrita, ecco che i democratici si trovano ora ad avere perfino un'inflazione di figure politiche nuove, non solo di primo, ma anche di secondo piano. Tra l'altro, pure il sempre incerto futuro del Governo sembra aver guadagnato dei punti di favore da questa operazione. I mercati spingono Berlusconi a tenere in piedi l'esecutivo, nonostante i sensati stimoli contrari di Maroni e della Lega, e il prossimo arrivo del semestre europeo italiano rende ogni giorno più lontana l'ipotesi di una crisi della maggioranza. Almeno così sembra. È vitale che una seria valutazione del movimentato quadro politico del centrosinistra si produca però anche nel centrodestra. Se da un lato la vicenda Berlusconi, con il rimpallo tra Giunta e Corte d'Appello, costituisce un elemento aggregante fortissimo, dall'altro non si assiste a una medesima capacità di rigenerazione. Il rischio è insomma l'arroccamento politico e la consunzione del robusto consenso che la destra ha attirato battagliando contro ingiustizie e legalismo. Alcuni suggerimenti possono essere utili. Il primo riguarda la novità di Renzi. Il fatto di voler concorrere a ridare il partito ai suoi militanti significa che finalmente la sua leadership si è messa dove deve stare, ossia nell'area progressista. Per questo è urgente che il centrodestra porti avanti dei suoi progetti validi contro il "Matteo nazionale", senza rinunciare necessariamente a Berlusconi. In effetti, se l'ascesa di Renzi sta avvenendo a sinistra e fuori dalle dinamiche di Governo, ecco che al Pdl si offre l'occasione per fare la stessa cosa con i propri elettori, scegliendo un protagonista giovane, competitivo e alternativo al Pd. Il rischio di una duplice conquista di Renzi, interna alla sinistra e nello spazio moderato del centrodestra, può esserci solo se all'elettorato del centrodestra non è offerta la possibilità di scommettere su un proprio candidato credibile. Renzi, infatti, potrà non avere più ostacoli a sinistra, ma non potrà rappresentare facilmente il garantismo, lo spirito d'impresa, l'istanza di riforme e il bisogno di libertà, presente in tutti i settori della società. Il centrodestra, dunque, deve uscire dal comprensibile smarrimento con un colpo di reni, con una mossa imprevedibile, con la dimostrazione di non essere soltanto il passato che si difende, ma una forza politica che scommette su un cambio di uomini e di strategia. Non utilizzare la minaccia al Governo come arma per garantire una sopravvivenza minima, ma lanciare un'iniziativa popolare, liberale, ancorata ai valori individuali e comunitari, che si opponga al riformismo progressista di Renzi. L'Italia, in definitiva, ha bisogno di un centrodestra forte. Inseguire il rinnovamento altrui è destinarsi invece a una sicura disfatta.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.