Nonostante fosse «spompo» (copyright di Matteo Renzi) a Genova Pier Luigi Bersani non si è risparmiato. Prima ha affondato l’endorsement di Dario Franceschini in favore del sindaco di Firenze, poi si è divertito a commentare la foto pubblicata da Chi in cui lo stesso Renzi indossa una maglietta bianca sulla testa a mo’ di bandana. Infine, ha spostato il mirino proprio verso chi il copricapo «corsaro» l’ha sdoganato in politica, ovvero il «nemico» di sempre Silvio Berlusconi. Durante la Festa del Pd a Genova l’ex segretario ha stroncato l’ultima mossa del ministro per i Rapporti con il Parlamento e la sua Area Dem. «Questa operazione di Franceschini non è convincente, perché non ci sono contenuti e mi sembrava che con Renzi ci fosse una diversità di vedute» su diversi temi. Anche se, ha detto ancora Bersani, «ho l’impressione che ci siano problemi di riposizionamento e non di contenuti». A mettere pepe sul rapporto con Matteo Renzi, lanciatissimo verso la segreteria del Partito democratico nel congresso chiamato ad eleggere il successore del «traghettatore» Epifani, è stato un gustoso filmato pubblicato dall’edizione online di Repubblica e registrato a insaputa del sindaco. «Durante le primarie - spiegava Renzi all’interlocutore - Bersani è stato perfetto. Mi ha fatto un culo così, è stato bravissimo. È andato bene, era tranquillissimo, non ha sbagliato una mossa». Fin qui, tutto bene. «Gli ultimi mesi però li ha fatti... - breve pausa di riflessione- o era "spompo", e ci sta anche. Io l’ho visto a Palermo e l’ho visto distrutto. E poi c’era Berlusconi che era tornato a fare Berlusconi». Per commentare il «fuori onda» Bersani ha cercato di giocare sul filo dell’ironia: «Io spompo? Ma se sono anche abbronzato... Ora vado a fare le flessioni». Battute a parte, la tensione è palpabile. «Enrico Letta sta facendo più del possibile in una situazione come questa - ha detto poi sul governo delle larghe intese - E non se l’è cercata lui. Noi non stacchiamo la spina e non togliamo noi le castagne dal fuoco a Berlusconi». Il tema caldo, infatti, è quello della decadenza. «Noi siamo per lo stato di diritto e perché le leggi vengano applicate - ha continuato - Il tramonto di Berlusconi è il tramonto di 20 anni in cui c’è stata stata troppa demagogia, troppo populismo, troppa semplificazione. Abbiamo bisogno di un sistema politico fondato su partiti nuovi». In altre parole, nessuno del Pd dovrà alzare un dito per salvare il soldato Berlusconi: «Il Pdl deve riflettere con grande realismo: noi non potremo mai concedere a Berlusconi quello che non concederemmo a nessuno dei nostri. Tirare la palla nel nostro campo è un gioco stucchevole». «Se il Pdl ritiene di non poter esistere senza il suo leader - ha ammonito Bersani - questo ci procurerà dei traumi, anche sui mercati e sul fronte dell’instabilità. E tra due mesi si troveranno con lo stesso problema. Non pensino solo a Berlusconi - ha aggiunto - devono pensare anche all’Italia, un momentino».
Bersani: «La scelta di Franceschini? Senza contenuti»
Nonostante fosse «spompo» (copyright di Matteo Renzi) a Genova Pier Luigi Bersani non si è risparmiato. Prima ha affondato l’endorsement di Dario Franceschini in favore del sindaco di Firenze, poi...
