Politica

Schifani fa scricchiolare il governo Letta

«Un voto politico della Giunta per le elezioni sulla decadenza di Berlusconi renderebbe impossibile la convivenza tra Pdl e Pd» Reazioni all’intervista del presidente Stefano. Maroni: «Il Cavaliere trattato come Craxi»

«Se il voto dovesse essere politico e quindi rispecchiare le distinzioni delle forze in campo la convivenza» tra Pd e Pdl «sarebbe impossibile». Il capogruppo dei senatori del Pdl, Renato Schifani non usa giri di parole ai microfoni del Tg3 a commento delle prossime decisioni della Giunta per le elezioni sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Un voto che torna a far tremare il governo Letta. L’ex presidente del Senato si rivolge anche al suo successore a Palazzo Madama affinché rimuova i membri «chiacchieroni» della Giunta per le immunità e, una volta incassato il «non possumus» di Grasso, avverte che un voto politico in Giunta renderebbe impossibile proseguire sulla strada della «convivenza nel governo». Il segretario del Pdl Angelino Alfano ha chiesto a sua volta al Pd di chiarire se ritenga valido il principio della irretroattività della legge Sverino: «In base a precisi riferimenti giuridici, abbiamo chiesto e chiediamo al Partito Democratico una parola chiara su questo principio, ma dal Nazareno non arriva nessun cambio di rotta». Danilo Leva, responsabile giustizia del Pd, è lapidario: «Berlusconi è stato condannato dopo tre gradi di giudizio e non si può pensare di trasformare la Giunta in un organo di quarto grado». Pierluigi Bersani fa il contrappunto su questa linea dalla Festa Democratica di Genova: «Noi siamo per lo stato di diritto e perché le leggi vengano applicate. Il Pdl deve riflettere con grande realismo sul seguente concetto: noi non potremo mai concedere a Berlusconi quello che non concederemmo a nessuno dei nostri». Nessun margine di manovra né di interpretazione. Il calendario dei lavori della Giunta è in scaletta per mercoledì 4 settembre alle 13.30, orario di convocazione dell'ufficio di presidenza. Il gruppo del Pdl si riunisce mezz’ora prima proprio per stabilire la strategia da seguire. Non è prevista la presenza di Berlusconi. Il sasso nelle acque già abbastanza agitate della politica era stato lanciato dal presidente della Giunta Dario Stefano, che in un'intervista aveva assicurato che «la decadenza di Silvio Berlusconi sarà esaminata e votata in tempi brevi senza "scappatoie elusive»". Non aveva neppure sottaciuto la possibile necessità di sostituire qualche membro della giunta. Una dichiarazione stigmatizzata da Annamaria Bernini che ha evidenziato dubbi sull’imparzialità di Stefano. Schifani aveva aggiunto che «le continue dichiarazioni del senatore Stefano, sia sui tempi dei lavori della Giunta che sul merito delle sue decisioni, ci preoccupano non poco». L’opinione di Mario Monti era che, pur necessitando approfondimenti, gli riusciva «difficile immaginare che alla fine questa decadenza non venga pronunciata». Roberto Maroni, dopo aver parlato con Berlusconi, l’ha esortato ad adottare una linea intransigente: «mi auguro che la decisione sia di togliere il sostegno al Governo perché è un governo che non sta facendo bene, anzi». E ha aggiunto; «Il Pd sta trattando Berlusconi come all'epoca venne trattato Craxi».

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