Politica

La via giusta di Letta con Putin

di Paolo Messa * - Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, ha trovato le parole giuste ed equilibrate per esprimere il senso della posizione italiana che da un lato ribadisce la ferma...

Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, ha trovato le parole giuste ed equilibrate per esprimere il senso della posizione italiana che da un lato ribadisce la ferma condanna per l'uso di armi chimiche contro la popolazione civile in Siria nonché l'amicizia strategica con gli Stati Uniti e dall'altro conferma tutte le perplessità nei confronti di un intervento militare che avvenga fuori dal perimetro dell’Onu. La scelta di Obama, poche ore dopo, di fermare le lancette degli strikes verso gli obiettivi del regime di Damasco offre una opportunità e una responsabilità ancora maggiore nei confronti degli alleati europei che giustamente si erano e si sono spesi per una soluzione "politica". Lo spazio temporale che si apre è però davvero stretto. Mancano pochi giorni al vertice G20 di San Pietroburgo in Russia. Si è quindi verificato ciò che reclamava anche ministro degli Esteri italiano - in sintonia con il collega di Mosca, Lavrov - e cioè una posticipazione di un eventuale attacco dopo una franca discussione in ambito G20. La pausa impressa da Obama per attendere il via libera del Congresso consente questo ulteriore negoziato. È evidente infatti che la cosiddetta soluzione politica vada ricercata sì per scongiurare l'attacco missilistico degli Usa ma anche e soprattutto per mettere fine alla guerra civile che sta insanguinando la Siria, e di cui Bashar Al-Assad non può certo chiamarsi fuori (indipendentemente dal chi abbia effettivamente sparato i gas nervini). Il conflitto siriano è come una grande matrioska: ne contiene al suo interno molti altri, più piccoli e più grandi. Comprende la divisione fra sciiti e sunniti ma anche le ragioni di sicurezza di Israele (messe a rischio anche dagli alleati Iran ed Hezbollah) e dei cristiani (loro invece 'protetti' dal regime di Bashar Al-Assad), include le divergenze dentro la coalizione dei ribelli con le mire regionali non sempre coincidenti di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, senza contare il ruolo assai delicato di Al Qaeda. In questo contesto, va tenuto ben presente il fattore Russia. Putin infatti ha scelto di giocare un ruolo di primo piano nella complicata partita negoziale con gli Stati Uniti schierandosi al fianco della Siria, opponendo il veto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu e minacciando reazioni (s)proporzionate in caso di attacco americano. Questa posizione ha evidenziato (e aggravato) la frattura fra i due player che fino ad un quarto di secolo fa erano i protagonisti della cosiddetta 'guerra fredda'. L'impressione è che a Mosca sia accresciuta la volontà di tornare ai tempi dell'Urss e la crisi siriana rappresenta il caso eccellente per misurare la nuova politica di potenza. Date queste premesse, può essere più chiara la ragione per cui la pressione della diplomazia europea e italiana dovrebbe essere indirizzata non tanto nei confronti di Washington ma proprio verso Mosca. Tocca a Putin fare una mossa concreta e tangibile per ridurre l'influenza di Assad e favorire una nuova governance di Damasco. Se invece il governo russo continuerà a difendere il regime e a minacciare ritorsioni contro gli Usa (avendo già compiuto la scelta – gravissima sul piano delle relazioni bilaterali - di ospitare il leaker Edward Snowden), è chiaro che saranno confermati non solo i presupposti per un eventuale bombardamento degli obiettivi strategici in Siria ma anche per un eventuale e malaugurato allargamento del conflitto. Si tratta di una ipotesi da scongiurare in tutti i modi. E quei modi passano anche dal nostro rapporto con Mosca. L'Italia in questo senso può, e deve, molto. Se i nostri rapporti 'speciali' con gli Usa e con la Russia sono sinceri, dobbiamo agire - per quel poco che si può - presto e con decisione. Questa volta parlando con Lavrov e Putin con la stessa fredda franchezza che la Bonino ha utilizzato nei confronti di Kerry ed Obama. All'incrocio con la storia, non possiamo sbagliare target. Ed ora non ci sono più dubbi. È alla Russia che dobbiamo rivolgerci per consolidare quello che il ministro Mario Mauro ha definito, con la speranza di ha il dono della fede, un "contagio di ragionevolezza". Il premier italiano ha già dato un doppio positivo segnale, prevedendo un incontro con Putin e augurandosi pubblicamente che "la presidenza russa tenga conto del gesto di buona volontà del presidente Usa Obama". Sono le parole migliori che Enrico Letta poteva utilizzare, dimostrando quanto importante può essere la sua cultura politica per costruire le condizioni per una pace equa e duratura. * www.formiche.net

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