Politica

Gli smemorati evocano Hitler

di Marcello De Angelis - I filosofi dibattono almeno tanto quanto i politici ma, sebbene sembri che discutano spesso del sesso degli angeli, hanno delle regole di ingaggio più definite. Gli...

I filosofi dibattono almeno tanto quanto i politici ma, sebbene sembri che discutano spesso del sesso degli angeli, hanno delle regole di ingaggio più definite. Gli accademici debbono sempre citare le fonti, essere più o meno coerenti con un percorso o con una scuola di pensiero e infine subire continuamente e con un certo equilibrio i contrattacchi dei loro antagonisti, riducendo al minimo gli anatemi e gli strepiti. Noblesse oblige. Ma c'è anche nel dibattito filosofico un escamotage per azzittire gli avversari e togliergli il diritto di parola. Il trappolone viene definito in gergo "reductio ad hitlerum", parafrasando la reductio ad unum che banalizza molti discorsi facendo "di ogni erba un fascio". E la politica ha imparato appieno la lezione. Per esempio se uno dice negli Usa che non è d'accordo con le sospensioni dei diritti contenute nel Patriot act, gli rispondi: "ma allora tu sei dalla parte dei terroristi" e così lui, per non esporsi al linciaggio, si azzitta. L'ambito in cui la reductio ad hitlerum funziona meglio, soprattutto nei confronti dell'opinione pubblica americana, è ovviamente quello internazionale. Gli americani sono sempre stati refrattari ad entrare in guerra - soprattutto se i conflitti si svolgono molto lontano da casa loro - e il semplice appello alla difesa di "interessi nazionali", anche se sempre all'ordine del giorno, non smuove le passioni dei cittadini della Grande Democrazia. Ma i presidenti americani - e fu il caso anche di Roosvelt - non possono fare una mossa senza preoccuparsi giustamente dell'opinione pubblica. E questo anche se, negli Usa ancor prima che accadesse da noi, non esiste - come asseriva Marshall McLuhan - una "opinione pubblica", ma solo "l'opinione pubblicata". Roosvelt non avrebbe potuto muovere guerra al Giappone se il Giappone non avesse fatto lo sfacelo di Pearl Harbour e sarebbe stato difficile intervenire in Europa senza una diffusa percezione del dominio hitleriano come una vera manifestazione del Demonio sulla terra. Da allora il paragone con Hitler è divenuto paradigmatico e di sicuro effetto. Mentre l'Urss è stato più spesso rappresentato come "l'impero del Male" - in particolare dopo il successo della saga di Guerre stellari (in cui però il cattivissimo Dark Vader indossa una suggestiva uniforme che richiama quella delle Ss, tanto da meritare nel '77 una dura critica a Lucas da parte di Repubblica per le "suggestioni" che evocava), l'identificazione con Hitler è riuscita sempre naturale quando si trattava di mettere nel mirino un qualunque autocrate del pianeta, preferibilmente con il vezzo del look militare. Gheddafi e Saddam sono stati raffigurati tra svastiche e baffetti fino alla loro estinzione fisica, ma i baffetti e il ciuffettone sono stati apposti anche sulle immagini di Khomeini e di Osama, Slobodan Milosevic e perfino Fidel Castro. Non può quindi sorprendere che, in un momento di difficoltà e come ultima ratio, il segretario di Stato John Kerry sia ricorso alla "reductio ad hitlerum", assegnando anche a Bashar Assad la palma di "nuovo Hitler". L'epiteto, secondo l'esperienza della storia recente americana, dovrebbe essere già di per sé sufficiente non solo ad ottenere il sostegno a qualunque azione in Patria, ma anche a mettere i refrattari alleati nella condizione di essere visti come "complici" del Male se si rifiutassero di appoggiare l'intervento. Ma questa continua resurrezione di Adolf Hitler pone paradossalmente una zeppa nell'ingranaggio rodatissimo della propaganda di guerra (o piuttosto "per" la guerra) delle amministrazioni americane. Ogni guerra combattuta dall'inizio del Novecento è stata infatti presentata al pubblico degli States come l'ultima. Tristemente necessaria, ma ultima. E soprattutto risolutiva. Ogni bombardamento a tappeto dovrebbe estirpare il Male (dai Balcani, dall'Iraq, dall'Afghanistan) e invece, nel giro di pochi mesi, ecco manifestarsi un nuovo super-cattivo. E il problema peggiora quando un critico interno o cineasta "radical" fa notare che, qualche tempo prima o in una recente epoca, il cattivo era stato armato proprio dai "nostri" contro un precedente super-cattivo, come nel caso di Al Qaida contro i sovietici e Saddam contro l'Iran. Le "reductio" hanno sempre problemi di memoria.

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