I sondaggi, si sa, non sono scienza esatta. Infatti, a giorni alterni, i politici di tutti gli schieramenti fanno a gara per spiegare che non è loro abitudine consultarli. Che l’unico termometro del consenso sono le piazze e il contatto con le persone. Sarà, ma intanto li guardano eccome. E chissà cosa avranno pensato ieri leggendo le opinioni di alcuni dei principali sondaggisti italiani che, interrogati dall’ Adnkronos , si sono espressi sulla discesa in campo di Matteo Renzi. Nessun dubbio per il presidente dell’Ispo, Renato Mannheimer: «È dimostrato che con Renzi il Pd prende molti più voti. Il sindaco attrae soprattutto l’area di centro perché ha delle parole d’ordine che in qualche modo convincono o sollecitano questa parte dell’eletto- rato». Più cauto Nicola Piepoli: «I giochi per la segreteria del Pd dipendono da tante variabili. In caso di una vittoria di Renzi alle primarie, avevamo calcolato che il sindaco di Firenze avrebbe portato dai 3 ai 4 punti in più al Pd, che in questo momento è al 28% rispetto al Pdl che si attesta al 25%». Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepresidente di Swg Maurizio Pessato: «Dai dati Renzi mostra una buona capacità di attrattiva nell’opinione pubblica. Ora il Pd viaggia sul 24%, il Pdl sul 27%».
Con il rottamatore leader il partito prenderà più voti
I sondaggi, si sa, non sono scienza esatta. Infatti, a giorni alterni, i politici di tutti gli schieramenti fanno a gara per spiegare che non è loro abitudine consultarli. Che l’unico termometro del...