Due pratiche, di contenuto opposto: una che ne chiede il trasferimento, per l'intervista rilasciata al «Mattino», l'altra con la quale lo stesso giudice chiede di essere tutelato, dopo la campagna di stampa diffamatoria di cui si è sentito vittima. Così il caso di Antonio Esposito, presidente della Sezione feriale della Corte di Cassazione, che il 1 agosto ha letto il dispositivo della sentenza di condanna per frode fiscale di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset, e giovedì scorso ne ha firmato le motivazioni insieme con l'intero collegio, arriva sul tavolo della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura. La seduta, straordinaria è stata convocata per il 5 settembre dal presidente, il laico del Pdl Annibale Marini, per verificare se ci siano gli estremi per trasferire d'ufficio Esposito per incompatibilità, dopo la richiesta avanzata dai consiglieri del Pdl Bartolomeo Romano, Filiberto Palumbo e Nicolò Zanon, e trasmessa con procedura d'urgenza dal comitato di presidenza alla commissione. Poi, dopo le polemiche provocate dall'intervista, a rivolgersi al Csm è stato lo stesso Esposito, che ha chiesto di essere tutelato dagli attacchi di alcuni quotidiani. Per ora la commissione ha dunque in calendario solo la pratica di trasferimento, ma non è escluso che nella riunione di giovedì acquisisca anche l'altra, e che i due fascicoli possano procedere in parallelo. La decisione spetterà al presidente. Tra i rilievi mossi a Esposito dai consiglieri del Csm il fatto di avere anticipato, in alcuni passaggi dell'intervista al «Mattino», poi in parte da lui stesso contestati, le motivazioni della sentenza di condanna di Berlusconi, all'epoca non ancora depositate. Molte erano state le prese di posizione critiche nei confronti delle dichiarazioni di Esposito, bollate come «inopportune» dal presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, e dal primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce. E per verificare se la condotta del giudice sia passibile di un provvedimento disciplinare, si sono mossi anche i due titolari del relativo potere: prima il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, poi il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani. Il guardasigilli, lo scorso 9 agosto, ha dato mandato agli ispettori del ministero di compiere approfondimenti sul caso, dopo l'informativa inviata a via Arenula dal primo presidente della Suprema Corte, Giorgio Santacroce. Si tratta di un'attività istruttoria, al termine della quale spetterà all'ispettorato proporre al ministro l'eventuale apertura di un'azione disciplinare. Sulla vicenda è poi intervenuta anche la Procura generale della Cassazione, che ha avviato accertamenti sull'intervista di Esposito al quotidiano napoletano. E nell'ambito di questi accertamenti, una pre-istruttoria conclusa la quale deciderà se aprire un procedimento o archiviare, il pg Gianfranco Ciani ha acquisito, il 26 agosto, la registrazione audio dell'intervista. I due fronti, azione disciplinare e procedimenti davanti al Csm, potrebbero intersecarsi. In base alla legge, il Csm può trasferire d'ufficio un magistrato che, per cause indipendenti da colpa, si ritiene non possa svolgere le sue funzioni con imparzialità e autonomia. Si tratta quindi di una modalità che non può riguardare comportamenti giudicati passibili di sanzioni disciplinari. È probabile dunque che la commissione, al termine dell'istruttoria, nel corso della quale potrebbe decidere di acquisire l'audio dell'intervista e poi, eventualmente, di sentire lo stesso Esposito, si orienti a favore di un'archiviazione, con la trasmissione degli atti ai titolari dell'azione disciplinare.
Processo a Esposito, giovedì il Csm decide se trasferirlo
Due pratiche, di contenuto opposto: una che ne chiede il trasferimento, per l'intervista rilasciata al «Mattino», l'altra con la quale lo stesso giudice chiede di essere tutelato, dopo la campagna...
