Politica

La Bindi processa il Cav Violante: deve difendersi

La Democratica: «Ora Berlusconi si dimetta» Sisto (Pdl) avverte: ma così il governo rischia

«Berlusconi ha il diritto di difendersi davanti alla Giunta del Senato come qualunque altro parlamentare, né più né meno. Occorre rispettare le regole anche per i nostri avversari. È molto facile applicare le regole solo per gli amici, è molto più complicato farlo per gli avversari» ha detto l’ex presidente della Camera Violante. Ha precisato: «Non ho mai proposto salvacondotti» per Silvio Berlusconi. «Non ho mai detto che la Giunta abbia il dovere di sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale, ma che lo debba fare se lo giudica opportuno». Violante si è soffermato anche sul giudice Esposito: «Da ex magistrato penso che chi giudica deve mantenere il riserbo fino al pronunciamento della sentenza». Poi è tornato sul Cavaliere e ha criticato il Pd: «Io non sono favorevole a trasformare Berlusconi in una vittima. La ricerca costante del nemico è segno di debolezza del partito. E questo c’è da una parte e dall’altra». Poi alla fine del suo discorso Violante ha gettato acqua sul fuoco: «Sono venuto qui per spiegare ed eventualmente correggere, perché la capacità politica di un partito nasce dalla sua capacità di discutere». Non sono mancati gli applausi ma anche i distinguo alle parole dell’ex presidente della Camera. «Io ho una ragione particolarissima di essere d’accordo: è da 50 anni che faccio l’avvocato e ho sempre sostenuto che la libertà di difesa è sacra. Ma la questione è sull’opportunità politico-giuridica della tua intervista» ha replicato il democratico Giampaolo Zancan, ex senatore e avvocato del foro di Torino, rivolgendosi a Violante. «Innanzitutto - ha spiegato Zancan - perché dire alla Giunta che deve utilizzare la più ampia difesa implica che potrebbe non farlo. Dire "speriamo bene che possa difendersi" è un messaggio politicamente sbagliato». Chiaro anche Gianni Pittella (Pd): «Non si tratta di un pregiudizio come lo chiama Brunetta. Ma di un giudizio definitivo della Corte rispetto al quale non esistono soluzioni salvifiche. Le condanne si accettano. Un vero leader avrebbe già fatto un passo indietro evitando al proprio Paese il fardello eterno delle sue vicende giudiziarie». Si fa sentire anche Franco Monaco, della direzione nazionale del Pd: «Non è il caso che Violante si affanni a convincerci di ciò che è ovvio e scontato, e cioè che chiunque, anche Berlusconi, ha diritto di difendersi. Come se il Pd lo avesse mai negato e come se Berlusconi avesse bisogno di ulteriori interventi a sua difesa. Violante dovrebbe semmai convincerci nel merito che Giunta e/o Senato possano adire alla Consulta e che vi siano argomenti persuasivi per eccepire circa la costituzionalità della legge Severino. Altrimenti di che discutiamo? E perché tanto entusiasmo dal Pdl?». Ma le critiche più pesanti sono arrivate da Rosi Bindi, impegnata in un confronto con il deputato del Pdl Francesco Sisto nel corso del dibattito «Silvio c’è. Anzi no», che si è svolto ieri a Camigliatello Silano, in occasione della terza edizione del premio «Stelle del Sud» organizzato dall’associazione culturale Assud, presieduta da Andrea Gucci one. Nel dibattito, moderato dalla direttrice de Il Tempo Sarina Biraghi e dalla caporedattrice del Tg3 Calabria Annamaria Terremoto, la ex presidente dell’assemblea del Partito democratico non le ha mandate a dire: «Il presidente Berlusconi è davvero in difficoltà per pensare di andare avanti. In Giunta al Senato il 9 settembre faremo tutti gli approfondimenti necessari ma non perderemo tempo. La Legge Severino è applicabile perché è costituzionale e comunque è in arrivo la rimodulazione delle pene accessorie da parte della Corte d’Appello. E non dimentichiamo il processo Ruby e quello sulla compravendita dei senatori. Non vedo via d’uscita per lui. Dovrebbe dimettersi. E poi forse il Capo dello Stato potrà analizzare meglio una richiesta di clemenza». Netta la replica di Sisto: «Se il Pd vuole approfittare per far fuori Berlusconi lo faccia pure. Forse, non aspetta altro. Ma non ci chieda che ciò avvenga senza conseguenze per il governo, che invece ci saranno inevitabilmente. Far decadere Berlusconi è un oltraggio alla democrazia e allo stato di diritto, oltre che un’offesa a milioni di elettori».

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