Politica

E la Lega chiede le primarie

Alleanze Flavio Tosi: «Necessarie se decidiamo di andare con il Pdl» Il nodo della scelta di un candidato se il Cavaliere non potrà presentarsi

Primarie per scegliere il leader del centrodestra. Stavolta a chiederle è la Lega, per bocca del sindaco di Verona Flavio Tosi, durante un intervento alla «Berghèm fest» di Alzano Lombardo. Un tema che potrebbe diventare centrale in caso di elezioni, soprattutto se Berlusconi vorrà portare il Carroccio ad allearsi con il Pdl. «La realtà vede la Lega di fronte a tre strade – ha spiegato – o non ci si presenta alle politiche, o andiamo da soli, oppure stiamo insieme al Pdl. Negli ultimi due casi io dico che sono necessarie le primarie. Il candidato premier deve essere scelto dalla gente. È una scelta democratica». Una scelta alla quale però proprio il Popolo della Libertà ha dimostrato di essere «allergico». Alle ultime elezioni si era messo in moto tutto il meccanismo delle primarie quando poi è arrivata la decisione di Berlusconi di bloccare tutto e presentarsi ancora una volta lui candidato a palazzo Chigi. Recuperando in questo modo voti e consensi e trascinando il Pdl a un sostanziale pareggio con il Pd. Stavolta però il tema della leadership andrà posto. Perché se verrà applicata la legge Severino Berlusconi non potrà comunque candidarsi essendo stato condannato con sentenza definitiva. E dunque, anche se deciderà di restare come «padre nobile» del partito e guidarne le mosse da dietro le quinte, il Popolo della Libertà (o Forza Italia, visto che la trasformazione è vicina) dovrà comunque trovare un candidato. All’ipotesi di fare le primarie non è contrario, ad esempio, il senatore Paolo Romani: «Sono un'ipotesi reale, una possibilità, perché ci abbiamo lavorato. È stato un dibattito aperto, dopodiché c'è stata una sentenza della giustizia che ha accelerato un meccanismo per cui è entrato in campo prepotentemente, lo dico in senso positivo, Berlusconi». E di successione alla guida del partito si discute da tempo nel Pdl. Sottotraccia, senza dichiarazioni ufficiali, per evitare polemiche in un momento di grande tensione. Il primo nome che è stato fatto per prendere la guida del Pdl è stato quello della figlia del Cavaliere, Marina. Una candidatura accolta con favore ma che Berlusconi ha invece bocciato. Probabilmente ascoltando i consigli di chi gli ha fatto capire che con la figlia al vertice del partito le aziende di famiglia sarebbero ancora sottoposte ad attacchi e ritorsioni. Fra i nomi tenuti «nascosti» ma sul quale si sta ragionando almeno negli ambienti romani del partito c’è quello del costruttore Alfio Marchini. Non è un mistero che Berlusconi lo abbia «corteggiato» per fargli fare il sindaco di Roma. Ma ha ricevuto un cortese «no grazie». I rapporti, però, sono rimasti cordiali e potrebbe anche essere lui l’imprenditore che in molti immaginano possa raccogliere l’eredità del Cavaliere. Nel frattempo c’è anche chi, come Gianfranco Rotondi, ha lanciato una sua «mezza» auto-candidatura. Avvertendo però tutti a rimanere con i piedi per terra: «Tutti possiamo proporci, ma decide Berlusconi. Sono venti anni che decide il suo genio e la sua sregolatezza».

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