Politica

Berlusconi si prepara alla battaglia in Giunta

Pressing sui Democratici: «Siano responsabili» Intanto accelera per il passaggio a Forza Italia

Una settimana per preparare il dibattito nella Giunta per le immunità del Senato. Silvio Berlusconi sabato pomeriggio è tornato ad Arcore dopo il viaggio a Roma per firmare i referendum dei radicali e lì resterà probabilmente tutta la settimana. A Villa San Martino lavorerà insieme ai suoi avvocati per preparare il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo – già annunciato in una lettera proprio dal Cavaliere e che verrà presentato alla Giunta nella riunione del 9 settembre – e cercherà di capire qual è la strada migliore per evitare la sua decadenza da palazzo Madama. Oggi ad Arcore dovrebbe ricevere Denis Verdini e Daniela Santanché, due dei «falchi» del partito, seguendo quella che sembra ormai essere la linea adottata dopo l’ultimo incontro «plenario» di una settimana fa a villa San Martino: tenere separate le riunioni tra gli esponenti della parte moderata e quelli dell’ala più dura. Nel frattempo è tornato a parlare una delle colombe del gruppo dei ministri, Gaetano Quagliariello, invitando i Democratici a dialogare quando si riunirà la Giunta per le Immunità. «Quello che noi ministri, come tutti gli altri dirigenti del Pdl, non potremmo assolutamente accettare – ha spiegato in una intervista a "La Repubblica" – è la negazione del diritto di essere ascoltati nel "processo" davanti alla Giunta. Rivendichiamo per Berlusconi e per il relatore il diritto di vedere valutate nel merito le loro ragioni, senza pregiudizi». «Su questo terreno – ha aggiunto – è ancora possibile salvare qualcosa di quella volontà di pacificazione su cui è nato il governo di larghe intese. Pacificazione per me significa uscire da un periodo troppo lungo in cui l'unica cosa che contava era la forza. In questo sforzo non siamo soli: spero che il Pd si disponga all'ascolto delle notazioni critiche che vengono da tanti uomini di legge certo non di area nostra». Nel frattempo Berlusconi continua anche a lavorare sulla trasformazione del Pdl in Forza Italia. Non ci dovrebbero essere novità nei ruoli di vertice, Angelino Alfano dovrebbe restare segretario con un coordinatore unico. Cambierebbe però decisamente l’impostazione del partito che dovrebbe diventare un movimento più agile, con una massiccia presenza sul web e capace soprattutto di auto-finanziarsi attraverso sottoscrizioni private. Seguendo la formula del grandi partiti americani. Il modello è stato presentato a Berlusconi all’inizio dell’estate da Daniela Santanché e Daniele Capezzone e al Cav è piaciuto. Intanto proseguono i lavori in piazza San Lorenzo in Lucina a Roma per allestire la nuova sede. L’ipotesi è di riuscire ad inaugurarla ufficialmente magari prima del 9 settembre. Un’occasione per quel discorso che il leader del Pdl vorrebbe fare sui magistrati che, come ha ribadito anche firmando i referendum radicali a Roma, «mi perseguitano per consentire alla sinistra di andare al potere». Ed è proprio per chiedere una riforma della giustizia che il Cavaliere ha aderito ai dodici quesiti. «La firma del presidente Silvio Berlusconi in calce ai referendum sulla giustizia è un atto politico forte – ha rilanciato ieri Daniele Capezzone, deputato Pdl, con un passato proprio nel partito di Marco Pannella – Le riforme della giustizia si sono rivelate impraticabili in Parlamento, ed è davvero auspicabile che ora, su di esse, possano direttamente pronunciarsi i cittadini. Ed è anche importante che, con spirito liberale e volterriano, Silvio Berlusconi abbia firmato anche i quesiti su cui ha detto di non essere d'accordo, sempre nella logica di dare la parola ai cittadini, pur sapendo che nel Pdl vi sono sia personalità favorevoli (io tra queste) a buona parte di quei temi, sia altre altrettanto legittimamente contrarie nel merito». «Resta un punto di fondo su cui i Radicali non potranno non riflettere – ha concluso – il Pdl sostiene i quesiti sulla giustizia e comunque dà spazio al pacchetto referendario anche nelle parti controverse per numerosi propri esponenti, mentre il Pd, tranne eccezioni individuali, osteggia e occulta sia i quesiti sulla giustizia sia gli altri».

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