Politica

E Renzi fa il rompiscatole: «L’Imu? Un vittoria del Pdl »

Il sindaco Da Forlì ironizza: «È l’unica promessa mantenuta. Grazie a noi». Poi attacca su Silvio: I condannati vanno a casa

Doveva essere la giornata dello scontro tra il premier che governa con il «cattivo» Silvio Berlusconi (e lo protegge) e il giovane che si prepara a guidare la stagione del post-Cavaliere. Uno scontro a distanza visto che Enrico Letta partecipava alla festa democratica nazionale di Genova e Matteo Renzi a quella di Forlì. In realtà il premier ha cercato in tutti i modi di dribblare le polemiche. «Oggi siamo democratici - ha spiegato -. Fare il segretario perché si ha una certa provenienza è impensabile. Sono le primarie con cui si sceglie il segretario e non in base al pedigree. Il prossimo dovrà essere un bel congresso dove tutti siamo uniti e non ci sono più le provenienze. Guardiamo al futuro perché è il futuro che ci riguarda. Concentriamoci più sul progetto per l’Italia piuttosto che sulle regole. Definiamo tutti gli aspetti con l’Assemblea nazionale senza farci compatire dal Paese perché ci dividiamo sulle regole. Il segretario del Pd ha un compito significativo: fare il segretario del Pd. Chi pensa di dividere il partito tra un pisano e un fiorentino, sbaglia. Io svolgerò il mio compito di fare un Pd unito e più forte senza nessun bisogno di larghe intese». Insomma, nessuna spaccatura. Anche se ascoltando il sindaco di Firenze è impossibile non notare una diversità di vedute. Soprattutto sul tema dell’Imu. Se per Letta si tratta di una promessa mantenuta parte integrante del programma elettorale dei Democratici, per Renzi è una vittoria del Pdl. «L’unica promessa elettorale mantenuta - dice - gliela abbiamo fatta mantenere noi. Loro hanno preteso l’abolizione dell’Imu noi pretendiamo una legge elettorale». Quindi avverte: «Non pensiate che chi vuole comunicare bene nasconda pochezza di contenuti. Comunicare bene vuol dire, ad esempio, che non è che Alfano ti toglie l’Imu e poi Letta ti mette la service tax, perché vedrete che andrà a finire così...». Quindi rilancia: «Quanto dura il governo è una domanda che affascina solo gli addetti ai lavori e il presidente del Consiglio. È logico che ci abbia preso gusto. Il problema è cosa fa, se risponde alle esigenze degli italiani. Noi non facciamo il tifo contro nessuno». Sarà, ma dietro quel malizioso «ci ha preso gusto», tra i soliti messaggi lanciati al segretario Guglielmo Epifani sul congresso («Se vogliamo chiamarci Pd bisogna accettare l’idea che si rispettano le regole. Chiediamo agli altri di rispettare le sentenze e noi non rispettiamo le scadenze»), l’impressione è che il primo cittadino di Firenze continui a sperare in una crisi imminente. Forse anche per questo, lui che ha sempre detto di voler battere il Cavaliere nelle urne, attacca sul tema della decadenza: «Continuiamo a chiederci, "ma poi Berlusconi che cosa fa?". C’è un modo per archiviare questa domanda, è smettere di parlarne. In qualsiasi Paese civile un leader che viene condannato in via definitiva va a casa senza aspettare che venga interdetto». E ancora: «Bisogna dire che abbiamo bisogno di qualcosa di più e di meglio del referendum su cosa farà Berlusconi. Gli italiani si meritano di più». Del Cavaliere e, magari, anche del governo guidato da Letta.

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