Politica

Cicchitto: «Il Pd non acceleri sulla decadenza o si rischia la rottura»

«La Giunta delle Elezioni deve confrontarsi con serietà prendendosi tutto il tempo, anche chiedendo un parere alla Corte Costituzionale. Riterremmo ragione di rottura un atteggiamento del Pd che...

«La Giunta delle Elezioni deve confrontarsi con serietà prendendosi tutto il tempo, anche chiedendo un parere alla Corte Costituzionale. Riterremmo ragione di rottura un atteggiamento del Pd che puntasse a dei lavori della Giunta rapidissimi». Fabrizio Cicchitto, deputato del Pdl, invia un nuovo ultimatum al Partito Democratico in vista della riunione della Giunta del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi, fissata per il 9 settembre. «Questa questione - aggiunge Cicchitto - riguarda non soltanto Berlusconi ma qualsiasi senatore. La Giunta del Senato dovrebbe prendersi tutto il tempo necessario per arrivare a una decisione su una questione così delicata. Nel passato, nel caso Previti, in cui c’era una maggioranza parlamentare di centrosinistra, la vicenda andò avanti per 15 mesi. Queste sono cose che non possono essere liquidate con un colpo di mano perché a quel punto la Giunta diventerebbe un plotone d’esecuzione e questo porrebbe un drammatico problema politico». Toni più morbidi vengono usati da Angelino Alfano, segretario del Pdl e vicepremier del governo Letta: «Facciamo un invito al Pd, senza protervia e arroganza: riflettete, approfondite la vicenda sul piano giuridico». Per Alfano il Pd dovrebbe «spogliarsi dall’abito di chi per vent’anni ha combattuto Berlusconi come il peggior nemico». Sul fronte più intransigente, invece, Daniela Santanché, che attacca soprattutto la Cassazione «colpevole» di aver depositato a tempo di record le motivazioni della condanna del Cav: «La giustizia in Italia è un qualcosa che si piega alle esigenze politiche del momento- attacca la "pitonessa" - Da 20 anni sta dalla parte opposta a quella di Silvio Berlusconi colpevole di avere sconfitto la gioiosa macchina da guerra di Occhetto. È urgente una riforma della giustizia, così come è necessario che la giunta per le elezioni non si trasformi nella mutilazione definitiva della democrazia». Se la prende con la Cassazione anche Renato Schifani: «Dopo il deposito delle motivazioni della Cassazione, si rafforzano i dubbi sulla infondatezza del teorema accusatorio» spiega il capogruppo dei senatori Pdl.

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