Tra i sei pareri consegnati ieri dagli avvocati difensori di Silvio Berlusconi alla Giunta per le elezioni e immunità parlamentari c’è anche quello di Giovanni Guzzetta (per inciso il più lungo con le sue 37 pagine). Costituzionalista e docente ordinario di diritto pubblico presso l’università di Roma Tor Vergata, è stato uno dei principali sostenitori dei referendum sulla legge elettorale del giugno 2009. Oggi, interrogato sull’incandidabilità del Cavaliere, spiega: «La legge Severino può essere interpretata in due modi». Cioè c’è la possibilità che Berlusconi venga dichiarato incandidabile? «La prima interpretazione si ha nel caso in cui noi stabiliamo che la legge non abbracci il caso Berlusconi. Il legislatore parla di condanna definitiva. E si può ritenere lo faccia per chiarire che non basta una condanna in primo grado o un rinvio a giudizio per stabilire l’incandidabilità. Non si tratta quindi di un indicatore di efficacia temporale, ma piuttosto di un riferimento in funzione garantista. In ogni caso legato a fatti successivi all’entrate in vigore della norma». E la seconda? «Si ha se consideriamo che la legge abbraccia il caso Berlusconi. Questo significa stabilirne la retroattività. Quindi l’incostituzionalità». Perché? «Si discute molto sul tema dell’incandidabilità. Molti la considerano una sanzione penale, altri amministrativa, altri uno dei requisiti per l’accesso a cariche pubbliche. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la stessa Consulta sul tema hanno adottato un approccio "sostanziale"». Può tradurre per i non addetti ai lavori? «Sostanzialmente, come stabilito anche dall’articolo 7 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, è incostituzionale applicare al passato delle sanzioni fortemente limitative di un diritto. E quello all’elettorato passivo è un diritto tutelato con valore costituzionale di pregio». La Carta, però, con l’articolo 48, stabilisce che il diritto di voto «può essere limitato per effetto di sentenza penale irrevocabile». «Anzitutto si fa riferimento all’elettorato attivo e, solo indirettamente, a quello passivo. E comunque resta il problema della retroattività». Quindi, qual è la soluzione? «Visto il valore costituzionale dell’argomento sarebbe opportuno un intervento della Consulta che precisi i termini della legge. Una parola definitiva». Ma la Giunta non è un giudice. Come fa a sollevare la questione? «Non è un giudice nel senso tecnico. Ma la platea dei soggetti che esercitano funzioni di tipo giurisdizionale è stata ampliata dalla stessa Corte che, con una sentenza del 2009, ha stabilito che le Camere sono i "giudici" titolati a stabilire i titoli di ammissione al mandato parlamentare. Tra l’altro la stessa Giunta si è già interrogata sull’argomento senza risolvere la questione e non ci sono precedenti. Insomma la materia è molto aperta. Un motivo in più perché si lasci che sia la Consulta ad esprimersi». Nel frattempo Berlusconi ha anche presentato ricorso alla Corte di Strasburgo. Sarebbe il caso che la Giunta sospendesse i lavori in attesa del giudizio? «È una valutazione di opportunità politica su cui non mi esprimo. Di certo la Giunta non dovrebbe prendere una decisione oggi. Anche alla luce del dibattito e delle posizioni contrastanti espresse da illustri giuristi di matrice culturale diversa. E poi una Giunta che decide a spron battuto non aiuterà sicuramente a svelenire il clima». Invece di prendere tempo non sarebbe più utile iniziare subito il percorso della grazia? «Non c’è una connessione tra le due cose. La grazia ha un suo percorso ed ha sicuramente effetti sull’incandidabilità. Ma non esiste un ordine alternativo».
«Troppi dubbi meglio chiarire»
CostituzionalistaGiovanni Guzzetta, autore di uno dei pareri pro veritate : «Se applicata retroattivamente, la legge Severino è incostituzionale»
