Pronti a colpire. Gran Bretagna e Stati Uniti, ai quali potrebbe aggiungersi la Francia hanno messo in moto la loro macchina bellica. Un attacco lampo per punire le brigate di Assad che hanno utilizzato il gas nervino per uccidere ribelli e civili assediati nei sobborghi di Damasco. Washington si è affrettata a specificare, per non irritare ulteriormente Mosca, che i suoi missili colpiranno i colpevoli del crimine e non sono diretti a eliminare Bashar Assad. Ma anche questo piano potrebbe fallire. Le brigate di Homs, Latakia, Aleppo sono state allontanate dalle loro caserme e posizionate in bunker segreti. Stessa sorte per i velivoli siriani trasferiti in hangar sottorranei. Alcuni mezzi e soldati sono stati dislocati a Tartus dove ha sede una base navale russa e in questo momento ci sono due navi da guerra di Mosca. Bombardare questa città è quindi altamente rischioso. L’eventualità di colpire mezzi e militari russi è troppo alta. Evacuate quindi le basi aeree di Al Safira ad Aleppo, e quelle dell’esercito di Monte Kalmun e di Dummar, da dove sarebbero partite le armi chimiche, l’attacco rischia di essere solo il cerino che può accendere la miccia di un’esplosione devastante per tutto il Medio oriente. Gli Stati Uniti e Obama stanno calcolando tutte le eventualità. Compreso il rischio di agevolare, con la distruzione di parte dello strumento militare di Assad, le milizie salafite che sventolano la bandiera nera di Al Qaeda. Il "go" dovrebbe scattare nella notte tra domani e sabato. Missili Tomahawak dai sommergebili inglesi e dalle navi americane.Ma le prime esplosioni in Siria potrebbe innescare un conflitto a catena. Così gli Usa hanno inviato bombardieri B-1b e F22 Raptor nelle basi di Al Udeidi in Qatar e rafforzato le basi dell’isola di Masirah in Oman. Lo scopo è dare protezione agli alleati della regione in caso di azioni ritorsive di Siria e Iran. La Giordania non ha concesso basi, ma da tempo la Cia utilizza il confine giordano per le sue incursioni in Siria. La Turchia ha messo in allerta il suo esercito e può contare sul sostegno Nato. Stato di allerta ai massimi livelli in Israele: attivato il sistema anti missile Iron Dome e le postazioni Arrow e Patriot. Distribuite maschere anti gas alla popolazione e richiamati i riservisti. Israele sarebbe pronta a sferrare un attacco ai siti nucleari di Teheran qualora questa decidesse di scendere in campo dopo un attacco Usa-Gb a Damasco. Situazione tesa anche a Beirut. Le milizie Hezbollah hanno blindato i loro quartieri a sud della capitale. Il leader Nasrallah si trova in un rifugio a prova di bomba. Allerta anche al contingente Unifil del quale fanno parte i militari italiani e che controlla il confine tra Libano e Israele dove maggiore è la presenza del Partito di Dio sciita. L’incertezza sul tipo di attacco e sui risultati resta alta. L’Europa è divisa, Italia in testa. Mosca, alleata di Assad, ha usato accenni durissimi, da guerra fredda, nei confronti dei Paesi interventisti. Qualora i missili americani colpiranno la Siria il prossimo G20 di Mosca diventerà un vertice ad alta tensione e i temi economici spariranno dall’agenda.
Israele pronta a reagire alle ritorsioni
di Maurizio Piccirilli Pronti a colpire. Gran Bretagna e Stati Uniti, ai quali potrebbe aggiungersi la Francia hanno messo in moto la loro macchina bellica. Un attacco lampo per punire le brigate...