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Il governo di Letta è salvo

di Sarina BiraghiL’Imu al Pdl, gli esodati al Pd, il rifinanziamento della cig ai sindacati, il saldo dei conti pubblici intonso all’Europa. Il premier Enrico Letta, nel giorno dell’abolizione dell’...

L’Imu al Pdl, gli esodati al Pd, il rifinanziamento della cig ai sindacati, il saldo dei conti pubblici intonso all’Europa. Il premier Enrico Letta, nel giorno dell’abolizione dell’imposta sulla casa, non scontenta nessuno e si assicura la sopravvivenza del governo. Almeno fino al 15 ottobre quando il provvedimento sarà discusso in Parlamento con la legge di stabilità. L’entusiasmo del vicepremier Angelino Alfano, che su Twitter aveva annunciato «missione compiuta», non si spegne neanche quando Letta, in conferenza stampa, dice che la cancellazione dell’Imu era una «necessità di tutti i partiti» che volevano il superamento di una tassa non equa soprattutto a causa delle rendite catastali mai aggiornate. Ma benché non si conceda la vittoria al Pdl, ad essere soddisfatto oltre ad Alfano che ha sottolineato come la parola sparirà dal vocabolario, è lo stesso Silvio Berlusconi che sottolinea: «Il Popolo della Libertà ha rispettato il patto con i suoi elettori e il presidente Letta ha rispettato le intese con il Pdl». La soluzione adottata dal governo, particolare non trascurabile, è «tax free» ovvero ci saranno tagli alla spesa pubblica e altre scelte virtuose ma non nuove tasse. La Service Tax, la cui determinazione sarà in mano ai Comuni, entrerà in vigore dal 2014 e ingloberà anche la Tares ma non sarà un’Imu camuffata perché riguarderà i servizi e non il concetto di proprietà. Con buona pace di quei cittadini, ovviamente antiberlusconiani, che fino a ieri sostenevano di «voler pagare l’Imu per avere servizi», (ma quali?) senza ammettere che l’imposta, nata come sperimentale, altro non era che una patrimoniale su un bene come la prima casa. Al di là dei benefici per gli italiani, questo decreto serve, oltre a non parlare soltanto di Imu, a dimostrare la coesione dell’esecutivo e la possibilità di guardare al futuro, molto prossimo, con maggiore fiducia. Diciamo la verità, le tensioni sulla stabilità dell’esecutivo non spariscono, ma si rimandano al 9 settembre quando si riunirà la Giunta per le elezioni di Palazzo Madama che dovrà esaminare la possibile decadenza da senatore di Berlusconi e la sua non candidabilità a causa della condanna per frode fiscale. Sempre che la Giunta non blocchi i lavori in attesa della sentenza della Consulta sulla legge Severino e non si pronunci Strasburgo.

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